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ArchivioUna fogliata di libri

"Stelle del Sud" di Michele Guerriero

99 pp., Rubbettino, euro 9

Michele Guerriero indica cinque stelle al lettore – ovvero cinque casi di sistemi economici di eccellenza del nostro meridione – con la speranza, esplicita sin dalle prime pagine del suo pamphlet, che le stesse possano segnare “una rotta per far ripartire l’Italia, per rimettere in moto un paese”. Il caso del petrolio in Basilicata, il distretto del divano a cavallo tra Puglia e Basilicata, l’interporto a Nola, il settore vinicolo tra Puglia e Sicilia, infine il porto di Gioia Tauro in Calabria. Tratteggiando questo firmamento – che non è fatto semplicemente di “storie di successo”, ma anche di molti limiti e tante difficoltà – l’autore rifugge le semplificazioni e gli stereotipi di cui spesso si abusa per trattare del meridione italiano. Parlando della crisi del settore del mobile imbottito, Guerriero evita ad esempio di inciampare nel cliché della colpevolizzazione della sola classe politica locale, un meccanismo autoconsolatorio cui tante volte ricorre la sedicente “società civile”. Se i lavoratori del distretto sono passati dai 14 mila del 2002 ai 5 mila del 2008, ciò è dovuto sicuramente, in buona parte, alla congiuntura internazionale: hanno pesato l’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro e la concorrenza crescente della Cina che oggi, da sola, è responsabile del 29 per cento della produzione mondiale.

E la lezione, oltre che per la politica che sia a livello centrale che locale reagisce troppo lentamente, è soprattutto per gli attori imprenditoriali della filiera: “L’individualismo spicciolo non premia a lungo andare, occorre condividere spazi, innovazione e tecnologie”. Ma dal libro non emerge soltanto la convinzione che il Sud non coincida con “o sistema” di Gomorra descritto da Roberto Saviano. La narrazione, approfondita con riferimenti statistici e dati economici e scandita da colloqui con alcuni protagonisti del mondo produttivo, politico e intellettuale locale, ha soprattutto il merito di non scadere nel pedagogismo a buon mercato proprio di tanta recente pubblicistica sul Meridione.

A chiudere il diario di viaggio tra vecchie e nuove eccellenze del nostro sud non c’è alcun decalogo riformatore ad attendere il lettore. Le indicazioni utili a ripartire emergono piuttosto tra le righe della ricostruzione giornalistica. Si prenda Gioia Tauro, il più grande porto italiano di transhipment, hub di livello europeo che negli ultimi anni ha conteso il primato per i traffici nel Mediterraneo con il porto spagnolo di Algeciras. Nato per caso – doveva essere il porto per il polo siderurgico della Finsidier, poi fu riconvertito come scalo polifunzionale per una centrale Enel, poi nemmeno quello –, segno anche questo che “non tutto dipende dalla politica, per fortuna!”. Alle autorità si chiede di garantire “uno sviluppo secondo le regole”, non solo per tagliare fuori “il dominio delle cosche”, ma anche per favorire istituzionalmente “una vera progettualità industriale”. E se in tutta la regione sono evidenti le carenze infrastrutturali e di servizio che frenano anche il turismo, ne servirà di impegno per sviluppare “un sistema intermodale delle merci con opportuni collegamenti ferroviari” tra l’aeroporto di Lamezia Terme e Gioia Tauro.

Aiuterebbero – come si evince dalle lungaggini connesse alla semplice definizione della titolarità di alcune aree del porto – una semplificazione degli organi di governance e magari, in vista di una competizione con nascenti approdi marocchini, la costituzione di una zona franca. Ma la valorizzazione delle aree alle spalle di Gioia Tauro – dalla costruzione di una seconda banchina e di un secondo canale, al completamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria –, nell’ottica dell’autore, è tutta protesa a fare del porto un polo della logistica integrato nel Mezzogiorno e in grado di primeggiare in tutto il Mediterraneo. In questo senso “Stelle del Sud” (Rubbettino), pur diffidando apertamente dei meridionalisti per professione, si riallaccia quasi inconsapevolmente al filone del meridionalismo democratico, sin dalle sue origini – con “Nord e Sud” di Francesco Compagna – rivolto anche all’Europa e, più recentemente, alle sponde sud del Mare nostrum.
 

di Marco Valerio Lo Prete

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