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Davanti allo schermo, osservo la sua bacchetta magica con nostalgia.
Massimo Gramellini sulla Stampa, a proposito dell'ormai celebre "caso Silvan".
di Francesco Cundari
Berlusconi ha conquistato un'ulteriore credibilità per come ha gestito il terremoto da uomo di Stato: sarebbe un peccato dilapidare questa credibilità con lo spreco di denaro che vuole la Lega. Si liberi dal ricatto di Bossi e pensi di governare anche da solo, con quel 51% che sogna per il suo Pdl: il referendum è l'occasione storica per il bipartitismo. Non la sprechi. (...) La verità è che Bossi urla perché vuole mantenere Berlusconi sotto ricatto.
Chi l'ha detto?
A) Sandro Bondi B) Vittorio Feltri C) Emilio Fede D) Giovanni Guzzetta
di Francesco Cundari
Tralascio, perché ne ho già parlato più volte, le ragioni di principio che mi fanno rabbrividire di fronte alla richiesta dell'election day, giustificata dal Pd con l'esigenza di risparmiare soldi da dare ieri alle forze dell'ordine, oggi ai terremotati e domani alle vittime della prossima tragedia che la tv avrà adeguatamente riportato. Tralascio anche le ragioni di merito (il quorum non è un capriccio che i costituenti hanno aggiunto tanto per divertirsi, l'election day è un modo per aggirarlo e se Franceschini invece di giurare di difendere la costituzione davanti alle telecamere si limitasse a difenderla quando occorre, secondo me, non farebbe un soldo di danno – va bene, avevo detto che tralasciavo). Tralascio pure le ragioni di semplice logica (come dice lui: "Non esiste una voce di bilancio con scritto 'disastri naturali e referendum', che se do a una devo togliere all'altra"). Tralascio tutto e dico solo: forse al Pd e a tanti promotori del referendum, in buona parte campioni dell'antiberlusconismo e della lotta contro il "regime", è sfuggito un dettaglio.
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di Francesco Cundari
Porta a Porta potrà piacere o non piacere (a me non piace). E magari sarà pure che mi sono perso il peggio (i duetti con Silvio Berlusconi). Ma l’alluvione televisiva piovuta addosso agli incolpevoli abruzzesi, non fosse bastato il terremoto, secondo me dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio la superiore professionalità di Bruno Vespa. Uno dei pochi giornalisti televisivi capaci di raccontare una tragedia senza infierire sui superstiti, senza inseguirli ovunque come un avvoltoio, per poi piombare su di loro nel cuore della notte con domande tipo “perché dormite in macchina?” – ovviamente dopo averli svegliati – togliendo al primo sonno innocenti vecchine e costringendole a schermarsi gli occhi dalla luce della telecamera, incuranti delle loro flebili proteste. Di sicuro Vespa è aiutato, in quanto abruzzese, dal suo evidente coinvolgimento emotivo – quello in tv aiuta sempre (tanto più a confronto dell’anempatica concorrenza). Ma secondo me non è solo questo. E’ come se il terremoto avesse azzerato, con tanti edifici nuovi di zecca, altrettante nuovissime costruzioni ideologiche e culturali che si volevano non meno moderne e al passo coi tempi: una gigantesca speculazione edilizia che fino a ieri occupava il nostro cervello. Un po’ come la crisi finanziaria. Dopo il crollo di Wall Street, l’avrete notato, tutto sembra essersi sgonfiato: dalle bolle speculative dei titoli tossici alle balle speculative di titolisti non meno intossicati. E così, l’antica solidità di un Vespa soltanto un po’ più umano del solito è tornata a svettare tra le macerie dei palinsesti serali e notturni. Sarà un caso, ma giurerei di non avergli mai sentito spiccicare una parola in inglese. Non dico “earthquake”, ma nemmeno “bar”. Chapeau.
di Francesco Cundari
A quanto pare, nel Pd, la famosa Debora Serracchiani adesso vorrebbero farla addirittura capolista. Perché sì, d'accordo i giovani che non le mandano a dire ai vecchi dirigenti e ai burocrati di partito che non vogliono mai dar loro l'occasione di dimostrare quanto valgono, però, se assieme all'occasione le danno anche un aiutino, bloccandola come capolista – cioè dicendo a tutti i burocrati di cui sopra di portarle preferenze – è meglio. Intendiamoci bene: se davvero decidessero di farla capolista, una simile scelta a tutti potrebbe essere rimproverata meno che a lei. Non si può pretendere da nessuna persona al mondo che sia lei stessa a pregare il partito di non garantirle l'elezione, semplicemente perché questo farebbe l'interesse della Serracchiani medesima, ma non del partito. Certo però sentire la giovane che rimproverava ai dirigenti del Pd di amare il partito meno della base, perché il problema del Pd è parlare con una voce sola, perché non è possibile che su ogni cosa che fa il segretario gli altri subito a criticare sui giornali – sentire proprio quella Serracchiani lì – che appena candidata e praticamente in piena campagna elettorale, per prima cosa, dichiara ai giornali che la scelta di candidare Cofferati appena annunciata dal segretario è una scemenza, ecco, come dire, non mi sorprende per niente. Il problema di questi professionisti del rinnovamento, infatti, è tutto qui: non ti sorprendono mai.
di Francesco Cundari
Passata la fase di emergenza in Abruzzo, credo che bisognerà riflettere con calma su una serie di riflessi condizionati che le grandi tragedie mettono in luce all'improvviso, ma che sono sempre lì: una concezione fideistica, acritica e sostanzialmente antiscientifica della scienza; la convinzione che tutto sia ormai perfettamente comprensibile, ma soprattutto misurabile e prevedibile esattamente; l'idea di un diritto a una sorta di "sicurezza totale" che sarebbe pertanto facilmente raggiungibile, se solo la cattiva politica, la corruzione, il cinismo, l'avidità e tutte le bassezze dell'animo umano non ci si mettessero di mezzo; la smodata, inarrestabile e del tutto irrazionale estensione del "principio di precauzione", che di tutta questa catena costituisce l'ultimo anello. Ma proprio in casi come questi, in cui di precauzione ci sarebbe sommo bisogno anche solo nel parlarne, pure il principio di precauzione andrebbe usato con precauzione (come diceva il filosofo). Dunque si facciano tutte le ricerche e le indagini del caso, si accerti ogni responsabilità, si seguano d'ora in avanti tutte le norme antisismiche opportune e lo si faccia con il massimo rigore – ma lo si faccia, per l'appunto, quando tutto questo è effettivamente opportuno e necessario, nei limiti dell'umanamente possibile e prevedibile. Consapevoli del fatto che quei limiti la scienza – e anche la politica – li sposterà sempre più in avanti, ma non potrà mai eliminarli. Tanto meno potranno eliminarli i giornalisti, i quali sarebbero in compenso di grande aiuto nell'eliminare gli sciacalli.
di Francesco Cundari
Naturalmente non c'è nulla di male nel fatto che Piero Ostellino pubblichi un saggio dal titolo "Lo stato canaglia – come la cattiva politica continua a soffocare l'Italia" (Rizzoli). A me il titolo basta e avanza per dire che non sono d'accordo, perché penso che siano semmai la cattiva finanza, la cattivissima magistratura e il pessimo giornalismo – o per meglio dire, il loro perverso intreccio – a soffocare la buona politica (e ad alimentare la cattiva). Resta il fatto che Ostellino ha tutto il sacrosanto diritto di scrivere il suo libro e di sostenere le sue tesi, ci mancherebbe. L'unica cosa che trovo davvero intollerabile è che nel recensirlo con parole alate, come fanno da settimane fior di giornalisti e commentatori su tutti i nostri maggiori quotidiani – tutti pienamente consenzienti, per non dire entusiasti – l'aggettivo più usato sia "anticonformista". Mi chiedo quali parole useranno per il prossimo saggio, in cui certo Ostellino fornirà al lettore la chiave interpretativa delle sue originali teorie, e che immagino intitolerà: "E' tutto un magna-magna".
di Francesco Cundari
SEMBRA trascorso un secolo. Ma solo tre anni fa i giornali anglosassoni dipingevano l’Italia come la grande malata d’Europa. Ciò perché il nostro Pil cresceva poco mentre quelli di Gran Bretagna, Stati Uniti e Irlanda “volavano”. In particolare, venivamo indicati come tartarughe per produttività e competitività. Con un sistema manifatturiero ormai obsoleto [...] e con una presenza inconsistente nei servizi avanzati e nella finanza innovativa. [...] La super-crescita di Stati Uniti, Gran Bretagna ed Irlanda degli ultimi anni, unitamente a quella di altri Paesi avanzati (ad esempio la Spagna) e di alcune economie emergenti (in primis la Cina), è stata una delle principali cause della crisi [...]. E le malate d’Europa ora sono diventate le ex nazioni “modello” che, secondo molti, l’Italia avrebbe dovuto seguire, cioè: Gran Bretagna, Spagna e Irlanda [...]. Mentre negli Usa dall’inizio della recessione i disoccupati sono aumentati di oltre 5 milioni ed un americano su 10 oggi ricorre ai buoni pasto dello Stato. [...] Adesso gli anglosassoni scoprono che non solo nell’economia “reale” ma anche nella finanza (pubblica e privata) l’Italia è molto meno debole di quanto immaginassero. [...] Altro che stampelle (quelle, casomai, oggi le ha la Royal Bank of Scotland). Altro che “solo calcio e spaghetti” (i quali, peraltro, oggi farebbero comodo a molti americani costretti a sopravvivere con i buoni pasto).
Marco Fortis, il Messaggero
di Francesco Cundari
Nelle due città simbolo del capitalismo atlantico, che finora si è proposto ad esempio, si sta consumando un’implosione del sistema finanziario senza precedenti, con una demolizione rapida dell’enorme leva messa in piedi in vent’anni di cosiddette liberalizzazioni. Il sistema finanziario privato angloamericano è rimasto senza capitale, è insolvente. Ora un piano che come hanno spiegato economisti quali Stiglitz e Phelps costerà carissimo ai contribuenti americani e forse a quelli del resto del mondo, ricapitalizzerà le banche, facendo loro vendere titoli tossici e dando un grande pasto gratis agli investitori che vorranno comprare quelle ecoballe finanziarie a prezzi artificialmente sostenuti dal governo americano.
Marcello De Cecco, supplemento Affari&Finanza di Repubblica
di Francesco Cundari
Sul Messaggero di ieri si potevano leggere gli editoriali di Carlo Azeglio Ciampi e di Romano Prodi, due tra i maggiori esponenti del "vecchio centrosinistra". Lo stesso giorno, sulla prima pagina del Corriere della sera, campeggiava l'articolo di Francesco Giavazzi (che personalmente considero il vero, inconsapevole ideologo della "nuova stagione" veltroniana). Giavazzi cominciava così: "Diversamente dagli europei, i quali pensano che le priorità siano nuove regole e trasformazioni radicali nel modo in cui operano i mercati finanziari, le autorità americane stanno lavorando per riportare i mercati alla normalità".
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di Francesco Cundari
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