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Salvatore Vassallo replica all'articolo di Ilvo Diamanti, a proposito di quello statuto di cui Vassallo è uno dei principali artefici e sostenitori. Io sono sostanzialmente d'accordo con Diamanti, a parte qualche semplificazione impropria in cui si dimostra più che altro un assiduo lettore di Repubblica, ma davvero non capisco per quale ragione questo congresso gli appaia un "conflitto senza contenuti" e "centrato sulle persone". Il contenuto è proprio quello da lui indicato: la scelta tra due diversi modelli di partito. Tra un partito di tipo, se proprio volete, più tradizionale, e il modello di partito aperto, a "vocazione maggioritaria" e con "tutti dentro" (indipendentemente dalla loro dichiarata volontà di non entrarvi) perseguito sin qui; il che significa, in buona sostanza, un partito che si prefigge come primo obiettivo quello di annientare o assorbire – in accordo con il principale partito di maggioranza – tutte le altre forze di opposizione. Il fatto che fino a oggi il principale partito di maggioranza abbia entusiasticamente applaudito ed esortato il Pd ad andare fino in fondo su questa strada, mentre da parte sua ovviamente si guardava bene dal fare altrettanto e si alleava persino con il partito di Lombardo in Sicilia, non sembra avere suscitato finora alcun sospetto nei sostenitori di una simile tesi. Quanto al fatto che dall'inizio di questa brillante strategia, che avrebbe dovuto condurci al bipartitismo perfetto, la coalizione di centrodestra abbia vinto tutte le elezioni e il Pd le abbia perse tutte sempre peggio, arrivando fino al misero 26 per cento delle ultime europee – ebbene anche questo, per i sostenitori della tesi suddetta, a quanto pare non è un argomento convincente.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Francesco Cundari
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