L’estate mi fa male all’anima perché allunga il catalogo delle persone che desidero uccidere, o almeno picchiare: 1) la fruttivendola del cardo di Parma che mi augura “Buone vacanze”, quando a partire è lei e non io, che da domani per colpa delle sue ferie sarò costretto ad andare a fare la spesa in periferia; 2) la racchietta tatuata che a Barletta capta una mia indicazione stradale, “La stazione è quell’edificio brutto e giallo laggiù”, e sentendosi punta nel campanile si impiccia e interviene dicendo che è brutta come qualsiasi altra stazione, costringendomi a risponderle che non è vero un corno, che grazie a Dio persistono le differenze e che pertanto “La stazione di Trani è bella, è proprio questa di Barletta a fare schifo”; 3) gli uomini che mi dicono: “Ma non hai caldo con la giacca?”; 4) i ristoratori che a fine cena chiedono “Tutto bene?” (lo chiedono tutto l’anno ma solo d’estate, dopo tre ore di aria condizionata gelida sul collo, il desiderio di mettergli una forchetta in pancia mi prende così violento).
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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