Beato me quando mi deridono per causa tua? In attesa della ricompensa di cui parlasti sulla Montagna, che comunque non è un movente decisivo perché la fedeltà reca soddisfazione già in questo mondo, vivo la mia Quaresima in partibus infidelium ovvero circondato da persone che a sentir parlare di digiuno cristiano faticano a trattenere gli sghignazzi. Dal divertimento passano presto alle obiezioni, gonfie di malizia: non sarà che questa regola del digiuno te la sei inventata tu? Non sarà che vuoi dimagrire? Non sarà che sei il solito esibizionista in vena di bizzarrie? Infine, non avendo di meglio da fare, non avendo una vita loro, si impegnano a cogliermi in fallo: chi ci garantisce che una volta a casa non assali il frigorifero? Ma com’è che l’altra sera a mezzanotte meno cinque ancora bevevi? Per quale motivo mercoledì delle Ceneri hai rotto il digiuno alle ventitré? (E meno male che settimana scorsa non mi hanno visto entrare dal macellaio dove ho comprato cuore di cavallo, essendomi completamente dimenticato che fosse venerdì). Beato me quando mi deridono per causa tua? Ma certo: senza saperlo mi hanno tenuto una lezione di esegesi biblica, mi hanno fatto capire che cosa sia la pietra d’inciampo di cui parlano Isaia e san Paolo e, da polvere che sono, per qualche ora mi hanno trasformato in granito.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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