Contro il valore legale del titolo di studio, certo, ma pure contro il valore pubblicitario delle certificazioni. Chiunque abbia avuto a che fare con le certificazioni di qualità sa quanto siano nemiche della qualità, oltre che dei conti delle aziende obbligate a sottoporsi ai costosi controlli per ottenerli. Non vorrei maramaldeggiare (l'uomo ha già parecchi problemi) ma purtroppo ho qui davanti una mail spedita da Pier Luigi Foschi ai crocieristi. Dopo il noto disastro, l'amministratore delegato della Costa Crociere tenta di riguadagnare la loro fiducia scrivendo: “Tutte le nostre navi sono certificate dal RINA e ogni membro dei nostri equipaggi dispone di una specifica certificazione (BST – basic safety training)”. E' come se il direttore sanitario di un ospedale con anomala mortalità in sala operatoria rispondesse alle accuse dicendo che tutti i suoi chirurghi sono laureati. Luigi Einaudi denunciava la vanità del pezzo di carta ma qui siamo oltre. Questi attestati sono molto più che vanitosi, sono pericolosi: svalutano a colpi di formalismo la responsabilità personale e minano il primato della realtà. In più sono una tassa occulta che Monti, liberalizzatore da tavolino, non ha nemmeno provato a rimuovere perché forse non sa nemmeno che esiste.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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