Che l’Istat rovesci la sua ultima affermazione. Non dica più che la cura della famiglia limita il lavoro delle donne, dica piuttosto che il lavoro delle donne limita la cura della famiglia. Penso al lavoro pubblico femminile, in gran parte inutile e quindi nocivo. Prendi quella signora, impiegata dell’Inps, a cui mi sono rivolto per notificare la morte di una pensionata. Se il computer dell’anagrafe comunicasse col computer della previdenza sociale, e non credo ci voglia Einstein, io non avrei perso una mezza mattinata in fila e lei avrebbe potuto starsene a casa a curare il marito o il vecchio genitore o il nipotino appena nato. Inoltre verrebbe azzerato il noto fenomeno delle pensioni versate a defunti, godute da eredi truffaldini. Restituire quella signora agli affetti dei suoi cari migliorerebbe la vita degli utenti e i conti pubblici pur continuando a versarle lo stipendio. Ridurre i costi è facile, basta aumentare l’utilizzo del cervello: e il cervello dice che il lavoro pubblico femminile è in gran parte inutile e quindi nocivo.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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