Compianto per lo scrittore meridionale semimorto. Al Premio Strega hanno bisogno di sparring partner la cui estrema macilenza valorizzi, per contrasto, i modesti muscoli dei vincitori annunciati. Dove trovare le vittime designate? Ovviamente al sud, dove i romanzieri non sanno come smaltirli: nessuno li legge, nessuno li considera, rischiano di finire ammucchiati per le strade come sacchetti di spazzatura. L’importante è che abbiano un nome meridionale, tipo Giuseppina, o una parola meridionale nel titolo, tipo “cafoni” o “Vico”, o un editore meridionale che non conta nulla, tipo Manni, o una protagonista meridionale, magari calabrese, studentessa che langue fuorisede senza soldi e senza amore, o un’ambientazione meridionale ma che sia meridionale davvero (l’Abruzzo non va bene, troppo a nord, meglio la Sicilia o il Salento, e assolutamente ci devono essere i fichidindia). Lo scrittore meridionale semimorto è colui che vegeterà nel rimpianto per il resto dei suoi giorni. Gli sarebbe bastato così poco, solo la metà dei voti che gli erano stati promessi, per entrare in cinquina e poi forse arrivare terzo. Povero, povero, povero scrittore meridionale!
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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