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31 maggio 2011

Teofilo, Teofilo Folengo, come a Milano la maggioranza consideri la minoranza lo dimostra cantando “Bella ciao”, orrido motivo di morte, canzone da guerra civile che fa: “Una mattina mi son svegliato / e ho trovato l’invasor”. Si credono nuovi ma considerare nemico chi parla la propria lingua e preferirgli invece lo straniero è vecchissimo costume che registrò un culmine ai tuoi tempi, tempi fratricidi di lanzichenecchi e di fazioni, di doppi giochi e tradimenti, di sacchi di Roma ed eserciti che conquistavano l’Italia col gesso, senza colpo ferire, tempi in cui lanciasti un’invettiva che cinque secoli non hanno ingiallito: “Che ‘l cancaro mangiasse il Taliano, / il qual, o ricco o povero che sia, / desidra in nostre stanze il Tramontano”. Teofilo, tu allora trovasti rifugio in una buffa torre costruita coi maccheroni: c’è un posto anche per me? Vado matto per paccheri e fusilli.

di Camillo Langone

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