Che la letteratura riprenda status rivendicando una delle sue funzioni storiche: aiutare a rimorchiare. Che si prenda esempio da Federico Roncoroni, il cui “Sillabario della memoria” (Salani) è un catalogo dongiovannistico sotto mentite spoglie. L’erudito lombardo, autore di grammatiche scolastiche dove certo si sarà tenuto più abbottonato, ci racconta una carriera di libertino accompagnata dai versi di Carlo Porta, dalle frasi di Gabriele D’Annunzio, dagli aneddoti di Piero Chiara. L’utilità dei libri è spiegata dalla foto nel risvolto: Roncoroni non è giovane (anche se forse lo è stato), non è alto (o almeno non lo sembra), non è magro (però potrebbe essere un falso grasso), ma soprattutto veste nel modo più antierotico che esista: impermeabiluccio da svendita, per giunta con le maniche rivoltate, ventiquattr’ore rettangolare, triste e fuori moda come un telefono a gettoni, maglia della salute che spunta dalla camicia color della panchina. Evidentemente la letteratura trasfigura.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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