Sia ringraziato Giuseppe Scaraffia per aver ribaltato la prospettiva solita di presente corrotto e passato virtuoso. Nel suo ultimo libro, “Cortigiane” (Mondadori), racconta come nella Parigi dell’Ottocento uno scrittore fosse pressoché obbligato a frequentare il salotto e il letto di una o più mercenarie d’alto bordo, perdendo tempo, denaro, anima e salute (spesso le donne fatali erano tali in senso stretto, tubercolotiche e contagiose). Balzac, Baudelaire, Dumas padre e figlio, Flaubert, Gautier, i Goncourt, Hugo, Mallarmé, mica bruscolini, dovettero sottomettersi a questa moda idiota. Scaraffia dimostra quanto sia sciocco rimpiangere il buon tempo andato. Ottimo invece è questo secolo ventunesimo in cui non bisogna cercare ispirazione presso avide baldracche, cariche di diamanti e di sifilide, ma si può eleggere a propria musa una ragazza sana e gratuita.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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