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13 aprile 2010

Odio Cristina Giudici perché mi sta smontando il giocattolo della Lega. Mi baloccavo col partito nordista anche perché pensavo fosse una formazione maschile in cui le donne se ne stanno a cuccia. Con “Leghiste” (Marsilio), Cristina si impegna a togliermi quest’ultima consolazione. Non aveva di meglio da fare? Per peggiorarmi l’acidità di stomaco è andata a intervistare la sindachessa fanatica che teorizza la superiorità femminile come il Kkk teorizzava quella della razza bianca. Per abbassarmi la mobilità degli spermatozoi ha dato spazio a leghiste che in quanto a conformismo animalistico-ambientalistico non temono rivali nel Pdl né a sinistra, spingendosi a valorizzare una sciagurata favorevole alla riproduzione della sua cavalla ma non di se stessa. Da ogni pagina del suo libro da incubo spuntano erinni, virago, arpie, e il vecchio slogan, “La Lega ce l’ha duro”, sembra ormai alludere ad altro: al clitoride.

di Camillo Langone

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