Odio Cristina Giudici perché mi sta smontando il giocattolo della Lega. Mi baloccavo col partito nordista anche perché pensavo fosse una formazione maschile in cui le donne se ne stanno a cuccia. Con “Leghiste” (Marsilio), Cristina si impegna a togliermi quest’ultima consolazione. Non aveva di meglio da fare? Per peggiorarmi l’acidità di stomaco è andata a intervistare la sindachessa fanatica che teorizza la superiorità femminile come il Kkk teorizzava quella della razza bianca. Per abbassarmi la mobilità degli spermatozoi ha dato spazio a leghiste che in quanto a conformismo animalistico-ambientalistico non temono rivali nel Pdl né a sinistra, spingendosi a valorizzare una sciagurata favorevole alla riproduzione della sua cavalla ma non di se stessa. Da ogni pagina del suo libro da incubo spuntano erinni, virago, arpie, e il vecchio slogan, “La Lega ce l’ha duro”, sembra ormai alludere ad altro: al clitoride.
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