Non tutta l’accidia viene per nuocere, i pascaliani lo sanno bene. Non mi sono mai pentito di non avere letto un romanzo per intero. Il contrario è accaduto spesso: a parte la sensazione di tempo sprecato, io i libri li capisco meglio se ne leggo poche pagine. Siccome in un romanzo conta la lingua, non la mole; la visione, non i meccanismi; lo spirito, non lo sforzo. E invece mi sono lasciato catturare come un pivello dal congegno di “Assoluzione” di Antonio Monda e, nonostante parli di avvocati napoletani (doppio ohibò), l’ho letto fino all’ultima riga. Impaniato dalla trama avvincente, troppo preso a gustare i singoli dettagli, ho perso completamente di vista l’assieme. Allora ho scritto all’autore per avere lumi e Monda mi ha spiegato che il finale significa l’opposto di quello che pensavo io. Che figura. Così imparo a non limitarmi a sfogliare.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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