Preghiera per la riabilitazione della formula “Ogni riferimento a fatti, cose, persone reali è puramente casuale”. Ho sempre pensato che fosse il segnale dello scrittore vigliacco, della scrittura inutile. Una frase capace di sterilizzare definitivamente le opere dei giallisti, dei docenti della scuola Holden, certificandone la natura di intrattenimenti onanistici e menzogneri. Invece nell’ultimo tragicomico romanzo di Rosa Matteucci (“Tutta mio padre”) mi risulta preziosa, soprattutto a fini critici. Protagonista del libro è un genitore mentecatto, un idiota dedito al lotto, ai tarocchi, all’I Ching, un parassita che ruba alle figlie le medagliette di battesimo per consumarle durante riti alchemici, uno scemo totale che sogna di arricchirsi evocando lo spirito di Rasputin, un miserabile che gioca al casinò di Venezia i soldi con i quali avrebbe dovuto sfamare la famiglia. Io posso descriverlo in questo modo solo grazie alla succitata frase magica: i personaggi romanzeschi non querelano.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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