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ArchivioPreghiera

26 agosto 2009

Martin Mosebach, mio simile, mio fratello. Cantagalli ha tradotto e pubblicato “Eresia dell’informe” (titolo infiammante con cui bruciare tanta liturgia come pure tanta architettura e urbanistica) dentro al quale ho trovato un pensiero che stavo pensando anch’io: “La riforma postconciliare ci ha costretti ad occuparci del rito e della liturgia, qualcosa che ripugna profondamente all’uomo religioso”. Sì, inventarsi critici liturgici e intrufolarsi nei Santi Misteri ha qualcosa di protestante, e a un uomo religioso il protestantesimo fa orrore. Altra frase che mi ha svelato a me stesso: “Io entro in chiesa per vedere Dio, e ne esco trasformato in un critico teatrale.” Che disastro, i golpe clericali (l’ultimo nell’89 quando la Cei contro la volontà di Papa Giovanni Paolo II introdusse la comunione sulla mano) ci hanno fatto perdere l’innocenza, ci hanno spinto a dubitare di sacerdoti che ormai abbiamo sgamato, ci hanno obbligato a studiare i messali per verificare tradimenti e violazioni. Non tutto il male viene per nuocere, alcune messe cattochitarristiche, ad esempio, riescono a rendermi più evangelico: succede ogni volta che al chitarrista, anziché spaccargli la chitarra in testa, porgo l’altro orecchio.

di Camillo Langone

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