Dio, non farmi mai professore! C’è un lettore di Foligno che mi telefona un giorno sì e l’altro pure chiamandomi professore. Professore! Professore!, qui a Foligno parliamo molto di lei, Professore! Professore!, venga a trovarci, Professore! Professore! Si finge mio amico ma secondo me è mandato da Fuksas, speranzoso che al trentesimo Professore! Professore! mi crollino i nervi e arrivi il coccolone. Perché quando un uomo si riduce a professore è fottuto. Non è più nemmeno capace di tradurre Orazio. Lessi l’amatissimo poeta nelle traduzioni di Paolo Bufalini (politico) e Gavino Manca (dirigente d’azienda), adesso purtroppo ci si è messo Carlo Carena (professore). Nell’esteticamente magnifico “Tutte le poesie”, Millennio Einaudi appena uscito, mi metto a cercare “A Leuconoe” e non la trovo, come non detto, eccola, è diventata “A Candida”. La traduzione sarà corretta (i professori non sbagliano) però mi fa venire in mente la candida vaginalis (i professori spoetizzano). Quindi corro al finale, al carpe diem, vediamo come lo risolve. Lo risolve male: “Afferra il giorno, e assegna quanto meno ti riesce al domani”. Che cosa c’entra “assegnare” con Orazio? Carena l’avrà letto in qualche bando per assegnazione di cattedre. Un perito agrario tradurrebbe meglio e infatti io traduco così: “Cogli l’attimo, meno che puoi credendo nel domani”. Il latino è troppo bello per essere lasciato ai professori.
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