Rileggere Bortolotto per non soffocare

Nel giorno del trigesimo tocca a me, dilettante che non va a teatro e ascolta la musica su YouTube, rimpiangerlo

Ritratto del critico da giovane

Mario Bortolotto

Mario Bortolotto quando è morto è stato rimpianto dagli specialisti mentre nel giorno del trigesimo tocca a me, dilettante che non va a teatro e ascolta la musica su YouTube (dovrei vergognarmene, lo so). Non lo capivo tutto ma se un autore si limita a scrivere il già conosciuto non c’è motivo di leggerlo. Gli devo la scoperta del Quintetto in do maggiore di Schubert, “cima solitaria di tutta la musica da camera” (appunto su YouTube c’è una fantastica versione suonata da Mario Brunello sotto le Pale di San Martino). Grazie a “Corrispondenze” (Adelphi) so che Schubert e Mendelssohn erano due conservatori, avversi a ogni idea di avanguardia, e che Liszt era un campione multidisciplinare: “protagonista di avventure galanti quasi innumerevoli”, possedeva 360 cravatte e componeva brani anticipanti Ravel e Debussy (ascoltare “Les jeux d’eaux à la Villa d’Este” per credere). Quando mi sento soffocare nella stanza stretta del presente, quando da troppo tempo ascolto solo musica elettronica ed elettrica, torno alle pagine di Bortolotto e mi si riaprono i secoli e le orecchie. Sempre sia riletto.

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