Perché l'autonomia del Veneto è una questione di lingua

Aveva ragione Sant’Isidoro di Siviglia: ex linguis gentes, le lingue fanno i popoli

Perché l'autonomia del Veneto è una questione di lingua

Bandiere ad una manifestazione degli indipendentisti veneti (foto LaPresse)

Sant’Isidoro di Siviglia, hai avuto come sempre ragione: ex linguis gentes, le lingue fanno i popoli. Compulsando i dati del referendum veneto sull’apposito sito, comune per comune, ho avuto subito la sensazione che l’affluenza (e quindi il Sì) viaggiasse in parallelo con la venetofonia. Tutti i capoluoghi, dove il veneto lo si parla poco, hanno votato meno delle rispettive province, pullulanti di comuni dove il veneto lo si parla ancora parecchio. Ho pensato anche ad altre due ipotesi. L’autonomismo fiorisce: 1) dove c’è meno impiego pubblico; 2) dove c’è più piccola impresa. Ma pure queste riflessioni riportano, Sant’Isidoro, alla tua affermazione iniziale, siccome negli enti pubblici si parla italiano, ovvio, e per entrare in Benetton non credo sia utile inserire nel curriculum la conoscenza a livello C2 del trevigiano Sinistra Piave. La questione della lingua spiegherebbe pure l’insuccesso del referendum lombardo nella Milano orgogliosa del nuovo quartiere City Life, mica del vecchio Sant’Ambroeus. Se oltre che venetista fossi anche veneto organizzerei un Te Deum di ringraziamento con antichi canti patriarchini e la preghiera in lingua peculiare: “Pare nostro, che sei nel ciel, santificà sia el vostro nome…”.

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Commenti all'articolo

  • giancarlo.pierobon

    24 Ottobre 2017 - 20:08

    Caro Langone, da veneto un grazie al venetista e che il Leone sia con Te.

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  • Dario

    Dario

    24 Ottobre 2017 - 19:07

    L'impiego pubblico di per sé non è un marchio d'infamia e anzi, presa alla lettera, l'espressione è assai nobile, molto più nobile di 'impiego privato'. La piccola impresa non può accreditarsi di alcun merito speciale per il semplice fatto di essere piccola. E' anzi spesso solo una impresa piccola, e anche qui inviterei a interpretare l'espressione alla luce del suo senso letterale. Infine, sempre per la filologia, "Che sei nel ciel" non si dice in nessuna parte del Veneto. Ma quest'ultimo è il più veniale dei peccati nella 'preghiera' di Langone.

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  • giantrombetta

    24 Ottobre 2017 - 08:08

    Il grande Biagio Marin, autore di splendide liriche in gradese, mi invito’ a leggere un bel libro di cui ricordo contenuto e titolo ( Le lingue tagliate) ma non l’autore.

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  • carloalberto

    24 Ottobre 2017 - 07:07

    Caro Langone e cari leghisti, guardate che la Repubblica di Venezia usava il toscano come lingua ufficiale... Per non parlare degli scrittori veneti come i fratelli Gozzi. Non confondete le commedie di Goldoni (o le canzoncine da osteria) con la storia veneta.

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    • giancarlo.pierobon

      24 Ottobre 2017 - 20:08

      Mi pare che Dante, ramingo e esule venne a Verona e Petrarca soggiornò a lungo a Arquà: la Serenissima era c'era da un po'.

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      • Dario

        Dario

        25 Ottobre 2017 - 12:12

        Solo che la Serenissima non c'entra neanche di striscio né con Dante né con Petrarca: Dante fu ospite di Cangrande della Scala, e Petrarca dei da Carrara. Soprattutto i secondi furono nemici irriducibili di Venezia che finì per sterminarli (letteralmente: li fece strangolare nelle sue prigioni come dei malfattori qualunque) sulla base del principio "omo morto no fa guera".

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    • scaranodavide

      24 Ottobre 2017 - 14:02

      Signor Carlo Alberto, ignoro quale fosse la lingua della serenissima, però ricordo che "la lingua Toscana" si impose sugli altri idiomi per il genio di Dante, Petrarca e Boccaccio. La Storia veneta che tutti conoscono ed apprezzano è il leone di San Marco che fa bella mostra di se nelle principali piazze di città come Verona, Padova, Vicenza e Brescia, per tacer di Venezia. Onore al popolo veneto ed al benessere che ha costruito.

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      • Eufemia

        24 Ottobre 2017 - 21:09

        Faccio parte del Comitato di Roma dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Nelle nostre riunioni parliamo sembre in istroveneto e lo scorso 25 aprile abbiamo installato sopra l'ingresso dellal nostra chiesa, dedicata a san Marco, un belLleone andante in pietra, dono agli esuli giuliano dalmati di Roma da parte di una signora venetofona.

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