Africa è dove si rifiuta il Vangelo

Don Maurizio Pallù non è il solito prete ipocredente, ma carico e entusiasta

Africa è dove si rifiuta il Vangelo

Foto LaPresse

“Evangelizzeremo la Nigeria”. Così ha promesso don Maurizio Pallù appena atterrato a Firenze. Il prete ha 63 anni ma, nonostante i disagi del rapimento, sembra averne venti di meno: la fede muove le montagne e spiana le rughe. “Evangelizzeremo l’Africa, la Nigeria e il mondo” ha detto, alzando la voce e il pugno, ai giornalisti e agli amici neocatecumenali arrivati all’aeroporto per accoglierlo. Bisognerebbe invitarlo alle giornate dell’ottimismo organizzate dal Foglio questo sacerdote che sembra appartenere a un’altra religione, non al cattolicesimo fatiscente, dialogante e rassegnato con cui abbiamo ogni giorno a che fare. “In un anno sono stato rapito due volte ma io sono convinto che Dio distruggerà l’opera del demonio”. Carico, entusiasta, pur senza abito ecclesiastico (glielo avranno rubato i rapitori maomettani?) si capisce subito che non è il solito prete ipocredente. Prego affinché non venga rimandato nel continente nero: se Africa è laddove si rifiuta il Vangelo, Africa è qui.

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  • Bacos50

    20 Ottobre 2017 - 16:04

    La promessa di don Maurizio Pallù fa tenerezza ed è comprensibile. Chiunque fa una scelta di vita in cui crede e la persegue non può certo rinnegarla a tre quarti del percorso. Sono duemila anni che riecheggia piuttosto enfaticamente il verbo "Evangelizzare" e ciò che racchiude in sé. Si è trasformato in un mantra da utilizzare – si spera in buona fede – nei confronti delle persone, dei popoli e perfino dell'intero pianeta. Si sa che la speranza è l'ultima a morire, e a ben vedere è ciò che consente a noi tutti di procedere su questa Terra nonostante tutto e quindi “speriamo” pure che la tanto decantata evangelizzazione si realizzi. Temo però che se nel frattempo le centinaia di milioni di vittime, potessero esprimere il loro pensiero sulla mancata realizzazione del messaggio evangelico tra gli uomini nel corso dei duemila anni di storia fin qui trascorsi, le risposte farebbero parecchio riflettere e certamente non mancherebbe qualche plateale sonora pernacchia.

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  • Andrea Pierotti

    20 Ottobre 2017 - 11:11

    Ho sempre diffidato dei preti senza tonaca. Come dei militari senza divisa e dei medici senza camice. E non mi basta un collarino bianco.

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  • giantrombetta

    20 Ottobre 2017 - 09:09

    Africa e' qui, caro Camillo, pure nella Gorizia già felicemente mitteleuropea. A corollario delle giuste e legittime misure di tutela per i poveri ipovedenti nella prossima legislatura mi attendo il varo di norme a tutela dei preti ipocredenti, considerata la dimensione sociale del fenomeno.

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    • carloalberto

      21 Ottobre 2017 - 16:04

      Felicemente? A Gorizia sono andato una volta a una messa col vecchio rito arrivando una mezz'ora prima dell'inizio. La chiesa era piena di gente che chiacchierava come se fosse al cinema o a teatro prima dello spettacolo. Se è questo il vostro retaggio mitteleuropeo (come del resto a Trieste), ve lo lascio volentieri.

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  • caterina.scarsini

    20 Ottobre 2017 - 07:07

    Don Maurizio ha sempre il collarino e lo portava anche in questa occasione. Non indossava la tonaca questo è vero; purtroppo "mala tempora currunt". Per il resto confermo e concordo su tutto. Caterina, una sorella del Comitato di accoglienza.

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