Il Venezuela è fra noi

Non lo chiamino chavismo e non diano la colpa a Maduro. Si chiama socialismo ed è anche tra noi, solo con modi più urbani e meno folcloristici

Il Venezuela è fra noi

Non lo chiamino chavismo e non diano la colpa a Maduro e non pensino che il Venezuela sia tanto lontano. Si chiama socialismo, non l’ha inventato Chávez e poi Maduro è solo una marionetta animata dall’invidia del pueblo che ha applaudito nazionalizzazioni ed espropri e limitazioni sul contante e oggi si ritrova giustamente alla fame. Il Venezuela è fra noi: nei distributori di benzina dove il 70 per cento del prezzo del pieno va allo Stato, nelle caldaie e nei condizionatori da cui d’inverno e d’estate il fisco, che si strofina le mani al pensiero della fine delle mezze stagioni, succhia il 35 per cento, nelle banche che boicottano le banconote da 500 euri, nelle case su cui grava l’Imu che è una patrimoniale periodica ossia un esproprio lento, nelle imprese grandi, medie, piccole e piccolissime zavorrate da oneri di regolamentazione tali da sbatterci a un supersocialista 136° posto delle apposite classifiche mondiali (al 138° c’è proprio Caracas). Solo che i nostri socialisti hanno modi più urbani e meno folcloristici, non portano camicie rosse, non alzano pugni chiusi, sanno mimetizzarsi. Ma il rispetto per la libertà economica, dunque per la libertà, è quello lì, preciso. 

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  • m.pascucci

    02 Agosto 2017 - 09:09

    Langone, guardi che le accise sui carburanti esistono quasi ovunque. Lo sa dove non esistevano? Proprio in Venezuela, dove fino a poco la benzina veniva praticamente regalata. Adesso temo per loro che anche sotto questo punto di vista la situazione stia cambiando, ma poco importa. Ho l'impressione che lei confonda il socialismo con altre cose...

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  • guido.valota

    01 Agosto 2017 - 10:10

    Tranquillo Langone, invecchiano male e peggiorano. Anche quello che sembrava aver acceso il cervello, calzando solo scarpe inglesi da 2000 euro (vabbè, al paio e non cadauna, nessuno è perfetto), specificando agli ospiti il prezzo dei suoi ulivi e chiarendo che capotavola è dove siede chi comanda e cioè lui altro che dibattito interno, solo pochi giorni fa cantava bandiera rossa con la mano sul cuore al raduno combattenti e reduci.

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  • giantrombetta

    01 Agosto 2017 - 08:08

    Carissimo Camillo, dovresti spiegarlo bene al direttore Cerasa, che ringrazio di cuore perché ti pubblica, ma oso sperare pure ti legga. E finalmente scriva che l'amata brigata di Renzi & C. racconta balle quando dice che la pressione fiscale diminuisce. E cala la pressione dello stato. In Venezuela e altrove compito primario dei governi della sinistra non liberale ne' figuriamoci libertaria e' distribuire la ricchezza. Solo che ci si scorda che ocoorre prima crearla, la ricchezza. E non mi si dica, per favore, che il Venezuela era ed e' un paese povero. Purtroppo le tragiche cronache confermano quanta ricchezza di base si possa dissipare e distruggere prima cantando e poi piangendo a contare i morti. Sarebbe utile che almeno il Foglio riproponesse ciò che dicevano i leader ed i militanti della sinistra di casa nostra del sorgente chavismo nel sud America delle camicie rosse.

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  • carloalberto

    01 Agosto 2017 - 08:08

    Due cose. 1: Chavez e Maduro hanno dovuto fare i conti con la tradizione venezuelana per la quale il fondatore del Venezuela Simon Bolivar è una sorta di divinità. Dunque si sono inventati il "bolivarismo" che peraltro non so quanto c'entri veramente con le idee di Bolivar (sospetto niente). 2. Il socialismo all'italiana va bene a tanti italiani, perché si illudono di campare grazie ai soldi pubblici. Vedi p. es. il caso degli insegnanti, che continuano a proliferare in scuole dove ormai l'insegnamento è una barzelletta: elementari e medie che promuovono tutti e non insegnano a leggere e scrivere, superiori covi di teppisti oppure licei dove arrivano al triennio persone secondo cui i Vespri Siciliani furono avanti Cristo e che ignorano il significato di parole come artiglieria, intrinseco, fallace.

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