L'erba infestante che nobilita il vino

Chi ama la natura non beva la birra

L'erba infestante che nobilita il vino

Chi ama la natura beva il vino, non la birra. Paolo Bisol mi ha mandato un libro, “Herbarium”, contenente le foto delle 116 erbe raccolte nella sua vigna in cima alla famosa collina di Cartizze. Centosedici: trifoglio e convolvolo, carota selvatica, aglio selvatico, malva selvatica e domestica, pratolina, pimpinella, valerianella, viola, veccia, fiordaliso, occhi della Madonna, edera, achillea, vitalba, ginestrino, parietaria, tarassaco, acetosa, amaranto, artemisia, due specie di salvia, due specie di euforbia, tre specie di ranuncolo, e altre 87. Un orto botanico, un giardino pensile, un brulichio di vita vegetale e conseguentemente animale, oltre che un vigneto.

 

Nessuno mai mi manderà un libro con le foto delle erbe raccolte in un campo di quell’orzo da cui origina la birra. Perché nei campi di cereali le erbe sono infestazione, non orgoglio, e vengono combattute con ogni mezzo meccanico e chimico. Il vino, specie in collina, scaturisce da un ambiente arcadico, la birra, anche quella cosiddetta artigianale, da un sistema intensivo, monoculturale, superartificiale: dove passano i bevitori di birra non cresce più l’erba.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    12 Luglio 2017 - 23:11

    In compenso crescono bene i cocci delle bottiglie, perché 1) se non bevi dalla bottiglia e 2) se non la abbandoni sul marciapiede, allora non sei un compagno.

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  • Dario

    Dario

    11 Luglio 2017 - 12:12

    Sono contento che i vigneti di Bisiol prosperino in un verziere da far invidia agli sfondi botticelliani, ma la monocoltura del prosecco sta letteralmente trasformando il paesaggio trevigiano in un unico mare di vigna, annientando peraltro la varietà colturale tradizionale della stessa vite veneta (il prosecco in effetti rende il doppio di qualunque altro vitigno, dunque addio merlot, cabernet, pinot, verduzzo, ecc. ecc., uve che prima almeno venivano coltivate in pianura ed ora sono state letteralmente soppiantate dal nuovo oro liquido della sinistra Piave, territorio dove il prosecco prospera fin quasi ai bordi lagunari). Il bel paesaggio di Comisso, fatto anche di siepi, di fossi, di boschetti, in nome della razionalizzazione produttiva viene travolto dalla geometrica e asfissiante dittatura del filare. Questa omologazione a Langone non dovrebbe piacere mica tanto!

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  • GianniM

    11 Luglio 2017 - 10:10

    Indubbia la supremazia alimentare e gustativa del vino - nettare degli dei per i Greci; fulcro dell'umanità e segno della divinità per il Cristo - su ogni altra bevanda (non che alcune buone birre siano da disprezzare, eh). Interessanti le riflessioni sui risvolti più nascosti di questa eccellenza (anzi no, vocabolo venuto a noia... diciamo sublimità).

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