La mia retromania per la carta

La lista di nostalgie stilata da Mariarosa Mancuso mi ha spinto a misurare il personale livello di passatismo

La mia retromania per la carta

Foto Pixabay

Anch’io retromaniaco? La lista di nostalgie stilata da Mariarosa Mancuso mi ha spinto a misurare il personale livello di passatismo. Per certi oggetti, bassissimo: il vinile lo rimpiango poco, le audiocassette per nulla, i floppy disk figuriamoci. Per la carta, invece, altissimo. Quando, per problemi al tablet, sono tornato a comprare il Foglio in edicola, questa rubrica mi è apparsa molto più autorevole. Tutto il giornale aveva un’aria monumentale, sembrava composto da Giambattista Bodoni e destinato a essere conservato e consultato per secoli nelle biblioteche d’Europa. Quando, per problemi alle mail, mi è arrivata dal filosofo Mario Perniola una lettera con tanto di busta e francobollo, mi sono commosso: ecco qualcosa da lasciare agli eredi (destino delle mail è l’icona cestino, anche se il mittente fosse un Aristotele redivivo). Quando a Treviso ho toccato i lavori di Paolo Celotto, esponente di una nuova generazione di tipografi manuali (fra cui i ragazzi della bolognese Anonima Impressori, autori dei biglietti da visita di Massimo Bottura), i miei polpastrelli hanno esultato. “L’emozione è analogica, non digitale” ha detto un produttore di 33 giri. Io, più pratico che emotivo, prego affinché ci si convinca di questo: “La carta appaga quattro sensi, lo schermo soltanto uno”.

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Commenti all'articolo

  • Francesca Semerano

    25 Giugno 2017 - 18:06

    penso che con l'età si peggiora: quando ero bambina aprivo i libri e ne aspiravo il profumo, li sfogliavo, accarezzavo le pagine e ne ascoltavo il fruscio. Mi soffermavo a guardare i particolari delle immagini e poi ...il massimo piacere, mi immergevo piano piano , parola dopo parola, frase dopo frase nella lettura e dopo un po' il mondo vero diveniva quello dei luoghi descritti e dei personaggi che li animavano. Oggi purtroppo ho perso molto di questa sensibilità e spesso per fretta e superficialità mi scopro a fare una lettura trasversale per capire velocemente di che si parla. Ma il piacere...il piacere?!

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  • efis.loi

    13 Giugno 2017 - 19:07

    Io direi che la carta, se del caso, li appaghi tutti e cinque. Anche il gusto: la carta, vergine, a lungo masticata, diventa dolce. Lo schermo, però, ne possa appagare due - video e audio vanno di conserva - quando non li disturba.

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  • Bacos50

    13 Giugno 2017 - 18:06

    Proprio così! Leggere un libro stampato su carta è un piacere insostituibile che ti segue ovunque, anche dove non c'è energia elettrica e se cade, non si lesiona né si rompe: è sufficiente raccoglierlo. Le foto dei miei figli e nipoti per essere ritrovate fra cinquant'anni devono essere stampate su carta. Ed è grazie a questo procedimento che posso ancora oggi ritrovare lo sguardo autoritario dei miei nonni e i sorrisi di mia mamma da bambina. E poi non dimentichiamo che i mafiosi usano i pizzini per evitare interferenze e sguardi indiscreti.

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