Obiezione di coscienza contro l'obbligatorietà del servizio civile

Se in futuro ci sarà un servizio civile obbligatorio il suo senso non potrà essere che l’offesa alle frontiere

Obiezione di coscienza contro l'obbligatorietà del servizio civile

Foto LaPresse

C’era una volta il servizio militare obbligatorio e il suo senso era la difesa delle frontiere. Poi le frontiere si sono dissolte (magari con brevi riapparizioni in occasione dei G7) e con esse gli obblighi di leva. Se in futuro ci sarà un servizio civile obbligatorio il suo senso non potrà essere che l’offesa alle frontiere, e chi nutrisse il minimo dubbio sappia che già ora il servizio civile volontario ha fra i propri obiettivi la “accoglienza e integrazione degli immigrati”, la “promozione della pace fra i popoli”, la “tutela dei diritti umani”, spesso da realizzarsi, ovviamente e inevitabilmente, nell’ambito delle famose ong. Ogni volta che qualcuno propone l’obbligatorietà del servizio civile i giovani italiani affezionati all’idea di patria rivendichino il diritto all’obiezione di coscienza (con quale motivazione? I confini sono considerati sacri almeno a partire dall’Antica Roma, anzi dall’Antico Testamento, vedasi Ezechiele 48, e dunque la motivazione è religiosa).

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Commenti all'articolo

  • fabrizia.lucato

    16 Maggio 2017 - 15:03

    Ma, caro Langone, come mai tiene tanto ai confini? A scuola ho studiato che una volta i confini erano fra Siena e Firenze, che pure parlavano la stessa lingua. Mio padre mi racconta di quando doveva pagare il dazio per portare una damigiana di vino dalla campagna intorno a Vicenza a Vicenza città. A me un 'Europa senza confini interni piace tantissimo: ho avuto una figlia con un tedesco, vivo a Bruxelles, mia figlia si è laureata a Londra ed è fidanzata con un danese. Sto benissimo dappertutto e in tutte le lingue. Ho appena passato un weekend bellissimo con amici italiani e greci a Paros. Dov'è il problema?

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    • Dario

      Dario

      29 Maggio 2017 - 15:03

      Aggiungerei che certo Roma considerava sacri i suoi confini, ma nella sua storia per secoli non ha fatto altro che violare quelli degli altri. Peraltro, accettando con una certa serenità che quanto di meglio veniva da fuori Roma a Roma trovasse ospitale accoglienza. Sì, anche il Cristianesimo, prima perseguitato, certo, ma poi adottato come collante universale di un mondo che altrimenti sarebbe andato a rotoli due secoli prima di quando accadde.

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    • A.tempestilli

      24 Maggio 2017 - 12:12

      il pot-pourri di culture, non porta che all'annacquamento del proprio essere. Già viviamo il tempo della religione liquida, che spazia da Cristo e ne plasma il Vangelo come se fosse plastilina per farlo sembrare accettabile e simile alle altri religioni. Un essere umano ha bisogno delle sue radici, dei suoi valori, eh si anche in cucina. Ci vogliono le frontiere, per difendere e ricordare i nostri valori, che non sono secondi a nessun'altro paese. Anche prima ci si sposava con persone di un altro paese, non c'era bisogno del trattato di schengen. Basti ricordare tra i più famosi, l'attore Roger Moore da poco scomparso era sposato con una italiana.

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  • ltornillo

    16 Maggio 2017 - 11:11

    Giusto. Ma quali confini? Quelli nazionali, che hanno nel nostro caso circa 70 anni? Quelli del 1918? Quelli del 1914? Quelli del 1861? Quelli degli antichi regni? e quali, quelli prima del 1796 o quelli dopo il 1815? o quelli del 1805? Preferisco sempre il Joseph de Maistre originale alle imitazioni.

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    • mauro

      16 Maggio 2017 - 13:01

      Con il pateracchio regionale, del quale l'Italia non poteva proprio, autolesionisticamente, fare a meno, siamo tornati più o meno ai confini di prima del 1796. Il De Maistre originale che Lei evoca ci sarebbe assai utile per toglierci dai guai nei quali continuamo a cacciarci quotidianamente. Chi l'avrebbe detto qualche decennio fa che perfino delle persone miti e timorate di Dio sarebbero arrivate un giorno a rimpiangere, anche se non lo confesserebbero nemmeno sotto tortura, il boia.

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