Si vive meglio senza amigdala? 

Al tempo dell’invasione e dell’invasionismo essere privi di questa porzione di cervello ha tutta l’aria di essere un vantaggio evolutivo

Si vive meglio senza amigdala? 

Polizia alla stazione Centrale di Milano. Foto LaPresse/Claudio Furlan

Invidio gli amici senza amigdala: risparmiano. Non hanno bisogno della macchina, non hanno bisogno della prima classe, si spostano con poco. Penso a Leonardo Piccinini, storico dell’arte con cui faccio a gara di cravatte. L’ultima volta a Bologna lui ne aveva una di Liverano, io una di Monsieur. L’ultima volta intorno a mezzanotte mi ha salutato per andare in stazione: “Ma cosa fai, vestito così, sei pazzo?”. Per lui invece il pazzo sono io, che non salgo su un regionale notturno nemmeno se mi pagano, e anche i diurni ormai cerco di evitarli, mentre le frecce (beninteso in prima) le sopporto meglio ma pure quelle ti sbarcano in vere e proprie cloache urbane: e solo chi è privo di amigdala come Piccinini, e come coloro che hanno definito "rastrellamento" il controllo della polizia davanti alla Centrale di Milano, non prova sgomento a vedersi circondato da africani e asiatici come immancabilmente avviene appena usciti da certe stazioni. L’amigdala produce la paura e dunque una funzione ce l’ha, o forse ce l’aveva e va considerata un organo vestigiale alla stregua di appendice e coccige. Al tempo dell’invasione e dell’invasionismo essere privi di questa porzione di cervello ha tutta l’aria di essere un vantaggio evolutivo: si può viaggiare in seconda, risparmiando soldi, si può non votare Salvini, risparmiandosi la reputazione... Che l’amigdala mi si atrofizzi o almeno entri in letargo.

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