Bologna che fu dotta adesso rutta

Nei giorni festivi il centro del capoluogo emiliano si degrada ad aperitificio

Bologna che fu dotta adesso rutta

Foto pixabay.com

(All’amico lettore che ipotizzasse un fine settimana bolognese). Bologna che fu dotta adesso rutta. In ritardo ho scoperto che nei giorni festivi il centro di Bologna si degrada ad aperitificio: centro storico che diventa gastritico, visto il livello delle consumazioni. L’iniziativa si chiama “T-Days” e già il nome, degno di uno shopping center del Tennessee, mostra l’avvilimento culturale imposto dagli amministratori pubblici alla città della più antica università del mondo: i glossatori si rivoltano nelle arche. Via le macchine, via gli autobus, via i taxi, via pure le biciclette (impedite a circolare non da divieti espliciti ma dalla calca impenetrabile di ex-cristiani e di cani). Strade già consolari e piazze già monumentali vengono umiliate, trasformate in tavolino, come le donne-oggetto nelle sculture di Allen Jones e nei quadri di Silvia Argiolas: dunque Bologna-oggetto, Bologna tutta un baretto di spritz dolciastri e olive unte, frizzantini e patatine. Pedonalizzazione come futilizzazione: luoghi nati per passare, pensare, pregare, vengono sequestrati dal puro, animalesco ingurgitare. In via Clavature incrocio Romano e Flavia Prodi diretti verso casa: come faranno a dormire con le finestre affacciate proprio sulle Sette Chiese, epicentro del maragliesco fracasso? San Petronio osserva dal suo piedistallo, sotto le Due Torri, e impotente si mette la testa fra le mani. Si attenda dunque il Santo Lunedì lavorativo.

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  • Dario

    Dario

    20 Aprile 2017 - 15:03

    Un po' lo capisco, Langone. Anch'io ho avuto esperienza delle masse debordanti nella zona pedonale di Bologna, e del continuo 'aperitificio' o 'assaggificio' (nel palazzo del Podestà, ad esempio), rimanendone stordito, come quando si entra in un grande centro commerciale a Natale, ma anche derivandone il senso della voglia di stare in piazza, di vedere e incontrare altri esseri umani, di godersi quella sensazione di muoversi in una trama urbana pensata per il piacere e la comodità degli uomini, insomma, il piacere di stare in una città. Inoltre, a stare insieme ai propri simili secondo me prima o poi si impara che il rutto o la bestemmia sono cose brutte, o brute. Resta poi da vedere se dove non c'è la calca e la folla anonima in realtà "si passa, si pensa, si prega". Non ne sarei affatto sicuro.

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  • GianniM

    20 Aprile 2017 - 12:12

    Il Centro storico di Bologna, potenzialmente tra i più belli d'Italia, è anche tra i più degradati. Roma, Napoli, Catania, Palermo sono - al confronto - salotti brulicanti cultura ed eleganza. Il guaio di Bologna non è ovviamente la pedonalizzazione, ma la resa al malcostume (che quella pedonalizzazione rende inutile). Langone è magnanimo nel segnalare solo il debordare dei tavolini. Gridano ancor più vendetta i muri di palazzi e porticati, ricoperti dagli scarabocchi dei "graffitari" (cioè grafomani impuniti o addirittura vezzeggiati). E poi gli "artisti di strada", che esprimono l'antitesi dell'arte (saltimbanchi deprimenti, suonatori incapaci e assordanti), occupando completamente strade e marciapiedi e costringendo i pedoni a gimkane assurde. Bologna ex dotta è ormai patria dell'incultura e del provincialismo (perché solo chi non ha mai visitato altre città può considerarla vivibile).

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  • Stefanor

    20 Aprile 2017 - 09:09

    Capisco l'idea di voler dare addosso al PD (e di per sè non sarebbe una brutta idea, perché al momento se lo merita) sempre e comunque, ma questo articolo cade nel ridicolo... scambiare la possibilità di circolare liberamente a piedi nel cuore della città come 'aperitificio' fa capire che il giornalista scrive chiuso nel suo ufficio, e non ha la minima idea dei benefici della pedonalizzazione della T (così i bolognesi chiamano quell'area da sempre, il Tennessee non c'entra proprio niente), che del resto fu votata a larga maggioranza dagli stessi cittadini

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