A proposito di Toscanini

Il direttore d'orchestra puntava moltissimo sulla prodigiosa memoria che lo assistette fino a un brutto giorno del ‘54

A proposito di Toscanini

Toscanini compie centocinquant’anni e stasera gli dedicano un concerto alla Scala: anche se disprezzo la lirica e non amo la sinfonica, anche se sullo stile di questo grande parmigiano tendo a condividere il giudizio critico di un altro grande parmigiano, Bruno Barilli, mi sono preparato all’appuntamento. Ho letto "Toscanini" di Gustavo Marchesi, biografo onnisciente perché non solo conosce tutti i libri sul personaggio, si è pure trovato in casa una testimonianza di prima mano, quella di suo padre che con Toscanini aveva suonato. Toscanini puntava moltissimo sulla prodigiosa memoria che lo assistette fino a un brutto giorno del ‘54. Ormai vecchio, mentre dirigeva Wagner a New York accadde l’inaudito: "Vacillò, smise di dirigere e si coprì gli occhi con una mano. L’orchestra ebbe degli sbandamenti: sbagliava le entrate e minacciava di fermarsi". Al termine del brano, mortificato, posò la bacchetta per sempre. Forse un giovane di oggi ha meno memoria di un giovane dei tempi di Toscanini ma di sicuro un vecchio di oggi ha molta più memoria di un vecchio dei tempi di Toscanini: grazie all’informatica. Adesso il cervello invecchiato può appoggiarsi alla stampella digitale, il vuoto di memoria non è più un'onta irrimediabile, il dato dimenticato lo ritrovi subito sul primo schermo. Il dramma vissuto da Toscanini alla Carnegie Hall ci faccia ringraziare di vivere nel 2017.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    26 Marzo 2017 - 13:01

    "..anche se non amo la lirica e disprezzo la sinfonica"??? ...prova che lei è di sangue musulmano al mattino Non lo dica più!!!... Fosse vissuto nella mia vecchia Parma quando passando davanti a certe osterie nomate ne uscivano acuti di romanze di tenori e baritoni accompagnati a chitarra per scaldar le tonsille che poi la sera al Regio anche se paludate non dovevano mancare di scatenare il loggione, o se fosse stato bambino a Busseto dove alandando a scuola i garzoni coi bicicloni da panettiere scaracollavano emulando a squarciagola le romanze di cui s'erano beati la sera prima, non parlerebbe così. Glielo dice un povero fessi che non vede l'ora di saltar nell'aldilà per incontrare Pepino Verdi e Beethoven per sentire da loro, lassù, la sera, le musiche come l'hanno davvero sentite loro nascere da mente e cuore. Da fessacchiotto che si commuove a sentir intonare "ddoj viecchje professor' e' cuncertine..." Il bello, salverà il mondo.

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