In difesa dell'oste di Casaletto lodigiano che ha ucciso il ladro

San Bernardo di Chiaravalle scrisse: “Chi uccide un malfattore non deve essere reputato un omicida ma un malicida”

In difesa dell'oste di Casaletto lodigiano che ha ucciso il ladro

San Bernardo di Chiaravalle, chi da Milano va a Casaletto Lodigiano sfiora la tua abbazia e la magnifica torre campanaria ottagonale, vanto della pianura lombarda. Giusto un anno dopo la fondazione di Chiaravalle Milanese terminasti la stesura del “Libro della nuova cavalleria” in cui si legge: “Chi uccide un malfattore non deve essere reputato un omicida ma un malicida”. L’altro giorno a Casaletto un malicida ha ucciso un malfattore. Adesso alcuni accusano Mario Cattaneo di scarsa umanità per aver riaperto subito la sua osteria, o mostrano di non credere alla sua versione dei fatti. Altri gli manifestano solidarietà affollando il locale dove si gustano padanissimi cibi quali nervetti, pisarei, risotto con la raspadüra, rane (basterebbe questa lista per capire che doveva considerarsi un eroe lombardo già prima dello sparo fatale). Però ancora nessuno ha proposto di nominarlo cavaliere: cavaliere dell’antica e attualissima cavalleria malicida di San Bernardo, s’intende. Nel tuo nome mi permetto di farlo io.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lorenzolodigiani

    22 Marzo 2017 - 11:11

    E questa sera tutti a cena, ospiti del Mario. Pisarei in compagnia con Salvini.

    Report

    Rispondi

  • Dario

    Dario

    14 Marzo 2017 - 19:07

    Quindi, caro Ullasci, da adesso in poi dovrò pensare a difendermi da solo? Devo richiamare alla memoria le lontane nozioni apprese alla scuola di tiro quando feci il servizio militare quasi trent'anni fa? Ho l'impressione che il malfattore avrebbe con me gioco facile, perché quelle nozioni sono assai arrugginite e di iscrivermi ad un poligono per esercitarmi non ho nessuna voglia, oltre a sembrarmi una gigantesca perdita di tempo (e tacciamo dei rischi che correrebbero eventuali astanti casualmente presenti alle mie prodezze balistiche). E questa idea del farsi giustizia da soli significa che ciascuno si scriverà il suo codice penale personale? Per l'articolo del nostro polemista, ad esempio, la pena di morte per furto o tentativo di furto pare pena commisurata, il malicidio essendo considerato, sulla base del pensiero di un mistico del XII secolo, atto meritevole di lode. Saluti da un benpensante.

    Report

    Rispondi

    • GianniM

      16 Marzo 2017 - 09:09

      L'intrusione in un domicilio con i padroni di casa presenti non è un "furto", ma una "rapina in luogo di privata dimora", che può costituire una grave minaccia all'incolumità degli occupanti. La reazione degli stessi, quindi, non è una "pena" per la sottrazione di un bene, che il privato si arrogherebbe la facoltà di comminare, bensì una forma di difesa dell'incolumità personale e della propria famiglia, in una situazione in cui questa difesa è indifferibile (e quindi non può attendere la forza pubblica).

      Report

      Rispondi

      • Dario

        Dario

        17 Marzo 2017 - 10:10

        Ha ragione. Mi sembrava però che il discorso di Langone, appiattito sulle riflessioni di San Bernardo, santo vissuto in un'epoca di gran lunga più violenta della nostra, fosse generale.

        Report

        Rispondi

      • Dario

        Dario

        16 Marzo 2017 - 23:11

        Giusta osservazione, anche se a dire il vero Langone parla di malicidio di un malfattore, che detta così si potrebbe estendere a qualunque reato. La legittima difesa del resto esiste già. Non si sente praticamente mai di qualcuno condannato per eccesso di legittima difesa. In generale, resto weberianamente convinto che a difendere i cittadini debba pensarci lo stato, altrimenti è il caos.

        Report

        Rispondi

        • GianniM

          23 Marzo 2017 - 15:03

          Anch'io sono convinto che l'incolumità pubblica debba essere normalmente affidata allo Stato (salvi ovviamente i casi di legittima difesa). Però è un principio che vale finché lo Stato è presente. Se lo Stato arretra (se inizia a considerare la violenza privata non come qualcosa di reale ma di "percepito" (!), se ritiene che la sopraffazione sia uno scotto da pagare in nome di qualche astrazione ideologica), inevitabilmente la difesa privata avanza. Il primo fenomeno (la resa dello Stato) è la causa del secondo (la difesa privata), non viceversa.

          Report

          Rispondi

  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    14 Marzo 2017 - 15:03

    E si sollevo' un coro di benpensanti: eh no, non deve farsi giustizia da solo, deve occuparsene lo stato. Evidentemente di giustizia dallo stato non hanno avuto mai bisogno e quindi non sanno di che parlano. Beati loro.

    Report

    Rispondi

Servizi