Perché non è un vandalo chi brucia le palme in Piazza Duomo

Che fine hanno fatto i bei discorsi Greenpeace e Slow Food su biodiversità, sostenibilità, chilometro zero, varietà autoctone?

Palme PIazza Duomo a Milano

Palme in pazza Duomo a Milano (foto LaPresse)

Vandalo chi brucia le palme in Piazza Duomo? Chi usa questo termine legga la definizione sul vocabolario Treccani: “Individuo che, senza alcuna motivazione ma solo come manifestazione di violenza, per gusto perverso o per ignoranza, devasta e rovina beni e oggetti di valore, e soprattutto monumenti, opere d’arte”. Chi usa questo termine è sicuro che gli incendiari di Piazza Duomo non avessero motivazioni estetiche e dunque etiche? E che invece il gusto perverso non sia da addebitare a piantatori ed estimatori di palmizi in Milano? “Perversus” in latino significa rovesciato: non è forse un rovesciamento paesaggistico-agronomico piantare palme in Val Padana? Che fine hanno fatto i bei discorsi Greenpeace e Slow Food su biodiversità, sostenibilità, chilometro zero, varietà autoctone? Le palme di Piazza Duomo appartengono a una specie cinese (nemmeno siciliana: cinese!), piante globaliste, alloctone, a chilometro diecimila, bisognose di costosi e velenosi trattamenti contro il punteruolo… Si vuole che i danneggiatori del palmizio siano condannati a curare il verde urbano? Siano pertanto condannati a estirpare tutte le palme milanesi piantando al loro posto gli alberi del bosco planiziale lombardo: farnie, carpini, cerri, ontani, pioppi, olmi, aceri…

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  • GianniM

    21 Febbraio 2017 - 12:12

    E se fosse un gesto "dimostrativo", "anticonformista", di "rottura degli schemi precostituiti dal potere" (attingo a memoria dallo stupidario progressista...)? Un gesto la cui violenza, non essendo rivolta a persone, è meramente "simbolica", "liberatoria", "interroga le coscienze"? Urge catalogo dei gesti dimostrativi ammessi e non ammessi. Urge altresì coraggioso (o incosciente: la linea di confine è sottile) che si scagli con violenza liberatoria contro il dito di Cattelan a piazza Affari.

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  • Al Pazzino

    21 Febbraio 2017 - 11:11

    In Italia ci si vanta della pasta al pomodoro, pianta introdotta in italia nel 600 e impiegata a uso massiccio nel '700. la prima palma importata in Italia è ancora viva nell'Orto Botanico di Padova dal 1580. 500 anni bastano? Dott.Camillo Langone, s'informi, vada a vedere la cosiddetta Palma di Goethe, quella da cui a scritto la metamorfosi delle piante. La Leggenda che la rende esotica è semplicemente nell'immaginario comune, in quegli schemi mentali in cui anche le persone colte cadono... e allora il bosco di Magnolie del parco del castello sforzesco lo abbattiamo, che già è menzionato nella letteratura del '700 in cui viene detto che quando si entra a milano in maggio si sentiva il profumo da lontano... Suvvia Dott. Langone, a chi facciamo la battaglia domani, al Pepe in tavola? Al caffè per il tiramisù? alla torta al Cioccolato? Certo ha ragione su una cosa, potevano risparmiarsi di prenderle dalla Cina(come le Magnolie Lilyflora), il preventivo palermitano però era caro...

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    • Dario

      Dario

      21 Febbraio 2017 - 12:12

      Infatti secondo me, se un problema c'è non è tanto nei giardini o nei parchi di città, dove il decoro urbano ha sempre fatto ricorso all'esotico, con risultati più o meno riusciti. L'esotico del resto aveva senso proprio perché consentiva di apprezzare qualcosa di diverso dall'ancora diffusissimo fino al secondo dopoguerra paesaggio vegetale autoctono. Il problema piuttosto oggi è nello stravolgimento totale del paesaggio delle campagne, dove la razionalizzazione agraria ha sacrificato gli ambienti naturali in maniera massiva. Così resta solo l'esotico, che non è neanche più tale, visto che non può confrontarsi con un paradigma locale.

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    • carlo schieppati

      21 Febbraio 2017 - 12:12

      Il problema è sempre il contesto: come una nuova costruzione, un nuovo arredo, un manufatto qualsiasi si inserisca o meno nell'ambiente dove è collocato. Se c'è armonia, consonanza, proporzione, accordo con il contesto la cosa sta bene e produce una sensazione piacevole. Altrimenti si avverte come un disagio, un malessere, una ferita dell'anima...come certe cagate di tanti architetti che deturpano le nostre città. Le palme in piazza Duomo sono una di queste cagate.

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    • Dario

      Dario

      21 Febbraio 2017 - 12:12

      Infatti secondo me, se un problema c'è non è tanto nei giardini o nei parchi di città, dove il decoro urbano ha sempre fatto ricorso all'esotico, con risultati più o meno riusciti. L'esotico del resto aveva senso proprio perché consentiva di apprezzare qualcosa di diverso dall'ancora diffusissimo fino al secondo dopoguerra paesaggio vegetale autoctono. Il problema piuttosto oggi è nello stravolgimento totale del paesaggio delle campagne, dove la razionalizzazione agraria ha sacrificato gli ambienti naturali in maniera massiva. Così resta solo l'esotico, che non è neanche più tale, visto che non può confrontarsi con un paradigma locale.

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  • giantrombetta

    21 Febbraio 2017 - 10:10

    Ben scritto, caro Camillo. Se mal non ricordo, la maggior parte delle specie di palma e' diffusa in Africa. Tu mi precisi che quelle piantate in piazza Duomo appartengono pero' alla specie cinese. Comunque sia l'omaggio alle comunità africane e cinesi in costante espansione a Milano mi pare evidente, ed assolutamente coerente con l'imperante verbo dell'integrazione multietnica e multireligiosa cui fa da corollario quella multiarborea.

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  • Cako66

    Cako66

    21 Febbraio 2017 - 08:08

    Gustoso come sempre; come non approvare in toto quello che è stato scritto? Dubito, purtroppo, che l'autore o gli autori del gesto abbiano avuto tali nobili motivazioni. C'è il rischio di dare un senso compiuto ad un gesto dettato solo dalla imbecillità portando l'autore o gli autori ad auto assolversi. Fortunatamente sono convinto che simil idioti, in quanto tali, non La leggano. Cordialmente.

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