Pregare che il tabarro sopravviva più a lungo della televisione

Alcuni ragazzi che mi hanno chiesto se era un costume di Carnevale

Pregare che il tabarro sopravviva più a lungo della televisione

Passeggiavo con un personaggio televisivo in un mercato e lo fermavano le nonne. Un tempo lo avrebbero fermato le figlie, due tempi fa le nipoti: ma adesso le nonne. Questo per quanto riguarda il futuro della televisione generalista. Passeggiavo in tabarro nella piazza di Casalmaggiore e mi hanno fermato i nipoti. Alcuni ragazzi che mi hanno chiesto se era un costume di Carnevale: no, niente Carnevale, lo porto anche a novembre. Ma allora cos’è? Un tabarro. Mai sentito nominare: da dove viene? Non viene da nessuna parte, è nato qui, sessant’anni fa proprio su questa piazza lo portava il mio bisnonno Camillo Briaschi. Continuavano a guardarmi allibiti, avessi indossato il bianco camicione salafita o i tacchi a spillo delle drag queen mi avrebbero trovato più normale. Questo per quanto riguarda il futuro dell’eredità culturale italiana. Però non dispero. Pregare che il tabarro sopravviva più a lungo della televisione non credo sia chiedere troppo: la frammentazione mediatica non può non portare all’estinzione un dinosauro che solo di canone mangia due miliardi ogni anno, mentre un capo che costa 500-600 euri e dura un secolo senza ulteriori spese una sua nicchia ecologica potrebbe trovarla sempre.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Dario

    Dario

    01 Febbraio 2017 - 19:07

    Tra l'altro, la scomparsa del tabarro come oggetto di abbigliamento e come parola del nostro lessico reca con sé la scomparsa di altri lemmi del nostro vocabolario (o almeno li rende meno comprensibili) come 'intabarrarsi', in tutte le sue forme verbali e aggettivate.

    Report

    Rispondi

Servizi