L'Abruzzo stava crollando già prima del terremoto

La desertificazione dell’Appennino significa strade e case lasciate andare

L'Abruzzo stava crollando già prima del terremoto

Colledimezzo (foto di Alfonso Pierantonio via Flickr)

Il problema è demografico, se non l’ha fatto notare nessuno lo faccio notare io. L’Abruzzo interno prima di crollare per i terremoti e la neve stava già crollando per mancanza di abitanti. Per citare solo i comuni più duramente colpiti, Farindola dal dopoguerra a oggi ha perso il 60 per cento dei residenti, Castel Castagna il 72, Campotosto addirittura l’81. E l’età media di chi rimane è sempre più alta. Per una volta non darò tutta la colpa all’aborto, al divorzio, agli anticoncezionali, agli antisessuali, alla sodomia, insomma al veleno maltusiano che sta uccidendo l’intera nazione. L’Abruzzo montano crolla innanzitutto perché gli abruzzesi sono scesi a Roma e a Pescara, i più arditi a Bologna e a Milano, e nei paesi scarseggiano braccia, energie, idee. Il miglior soccorso è l’auto-soccorso ma come fa un villaggio ad autoaiutarsi se vi risiedono solo quattro vecchi? La desertificazione dell’Appennino (non soltanto di quello abruzzese) significa strade lasciate andare e case lasciate andare (se intorno al Gran Sasso fervesse la vita i soldi per il consolidamento edilizio si sarebbero trovati). Internet non ha mantenuto la promessa di spostare i bit anziché gli atomi, il telelavoro non funziona e chi può si inurba e chi non può rimane sotto la stalla. L’Abruzzo crolla come una quercia svuotata dai parassiti, come un pilone pieno di sabbia, e forse non c’è nulla da fare ma almeno che nessuno incolpi Dio, lo stato, l’inverno: il problema è demografico.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    21 Gennaio 2017 - 21:09

    Il problema è demografico perché un urbanesimo indotto dalla trasformazione dell'economia da rurale ad industriale con la quasi scomparsa dell'azienda familiare, di fatto ha contribuito alla disgregazione della famiglia tradizionale. Una bolsa mentalità materialista edonista del "quando sto bene io..." poi ha fatto il resto, riducendoci a popolo terminale. Ora, con l'immigrazione islamica che impone di fare un figlio all'anno per ogni moglie come primo comandamento, finanziare le nascite diventa una bella sfida. Ma rinunciarvi è puro siicidio

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  • efis.loi

    20 Gennaio 2017 - 22:10

    Ho proprio paura che abbia ragione Langone. Di inverni ce n'è stati peggiori di questo e sicuramente ci saranno stati morti per ipotermia senza sospettare che ci avrebbe dovuto pensare un qualche servizio sanitario regionale o nazionale che fosse, come per qualsiasi altra "malattia". I terremoti, poi, sono venuti su con gli Appennini e la gente, da quando c'è arrivata, ha continuato a crescerci perlomeno fin oltre la prima metà del secolo testé passato.

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  • Alessandra

    20 Gennaio 2017 - 08:08

    Sempre immenso Camillo: invece delle mancette elettorali da 80 o 500 euri, perché non stabilire per legge un bonus da 5.000,00 per le famiglie di cittadinanza italiana da elargire al secondo figlio? e spese mediche/dentistiche /oculistiche completamente detraibili per i ragazzini fino ai 12 anni di età? Asili , dalle mie parti , in Veneto, ce ne sono moltissimi anche comunali, ma un piano per la natalità nazionale va fatto, assolutamente , primariamente.

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    • GianniM

      20 Gennaio 2017 - 09:09

      Ottimo il sostegno al secondo (ma anche al primo...) figlio, perché i figli non sono un lusso privato, ma una risorsa per la collettività. Però, per aggredire il problema demografico, bisogna incentivare assolutamente il terzo figlio (se non il quarto): sono i terzi figli che mediano le mancate nascite delle persone che non si sposano, oppure si sposano (o vivono in coppia) senza figli, o ancora decidono di (o riescono ad) avere solo un figlio.

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