“Chi è perbene, quando si sposa, non compra i mobili”

Mi hanno colpito i detti anni Cinquanta dei nonni materni di Lea Vergine

“Chi è perbene, quando si sposa, non compra i mobili”

foto di Tekke via Flickr

Non leggo Lea Vergine come critica d'arte, siccome l’arte che interessa a lei non interessa a me, e dunque la leggo come memorialista. “L’arte non è una faccenda di persone perbene” (Rizzoli) sciorina nomi e aneddoti degli artisti italiani degli anni Sessanta e Settanta però a me colpiscono i detti anni Cinquanta dei nonni materni, esponenti della buona società napoletana. Il nonno: “Chi è perbene, quando si sposa, non compra i mobili”. Giusto, bisognerebbe usare i mobili di famiglia, e lo penso guardando la poltrona sfondata, e non riparabile, che non mi decido a buttare per riguardo ai miei morti. La nonna, che tra parentesi era una Ruffo di Calabria: “Se non si è stati così eleganti da morire prima dei sessant’anni, dopo bisogna sopportare di tutto e tacere”. Giusto, bisognerebbe togliere il disturbo prima, e lo penso considerando anche la mia difficoltà a sopportare, già ora, chiunque e qualunque cosa (solo che adesso in California hanno cominciato a ringiovanire i topi, e finiranno con l’allungare ulteriormente l’inelegante vecchiaia umana, maledizione).

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Commenti all'articolo

  • Jack McGuire

    17 Dicembre 2016 - 19:07

    “Chi è perbene, quando si sposa, non compra i mobili” Puttanate.Vita nuova, nuova casa e nuovi mobili. Il resto è polvere e ragnatele.

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  • Dario

    Dario

    17 Dicembre 2016 - 15:03

    Sarei d'accordo. Ma nel caso auspicabile in cui si riesca a mettere al mondo più di un figlio, come si fa? Si sposa solo uno, e gli altri vanno a cercar fortuna per il mondo? Monastero per non primogeniti? Si resta a vivere tutti insieme in un grande palazzo secondo il regime dell'indiviso?

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