I pescatori patrioti di Goro

Le barricate di Goro un poco mi ricordano le barricate di Parma del 1922: riuscirono a fermare gli squadristi di Balbo ancorché erette alla bell’e meglio, nel quartiere più povero della città. Gli insulti scagliati dai vari prefetti e ministri mi ricordano inoltre Francia 1940, Ungheria 1956, Cecoslovacchia 1968.
I pescatori patrioti di Goro

Ferrara, barricate contro arrivo migranti a Gorino (foto LaPresse)

Il Po di Goro mormorò: “Non passa lo straniero!”. Non è maggio e non è il Piave ma anche questa è un’invasione, sebbene nessun esercito sia in marcia “per raggiunger la frontiera, / per far contro il nemico una barriera”. Le barricate di Goro un poco mi ricordano le barricate di Parma del 1922: riuscirono a fermare gli squadristi di Balbo ancorché erette alla bell’e meglio, nel quartiere più povero della città (il ceto medio in Italia ha difficoltà con l’onore e pensa che la tranquillità si possa sempre comprare).

 

Mi ricordano un poco anche Davide e Golia: l’Italia minima contro l’Africa immensa. Gli insulti scagliati dai vari prefetti e ministri contro i patrioti di Goro mi ricordano inoltre Francia 1940, Ungheria 1956, Cecoslovacchia 1968, e non aggiungo dettagli perché ho già tre querele (credo però mi sia consentito dire che l’idea di patria espressa a Goro è quella di Karl Jaspers: “La patria è là dove capisco e sono capito”). Ho letto che gli abitanti di Gorino, la frazione dove il Po sfocia in Adriatico, sono considerati vongolari senza nemmeno gli occhi per piangere. Poveri pescatori denigrati da tutti, eppure, l’altro giorno, “tra le schiere furon visti / risorgere Oberdan, Sauro e Battisti”.

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