Perché Bruce Springsteen dovrebbe sostenere Trump

“L’artista trova il dettaglio luminoso e lo mostra. Non commenta”.
Perché Bruce Springsteen dovrebbe sostenere Trump
“L’artista trova il dettaglio luminoso e lo mostra. Non commenta”. Nemmeno io vorrei commentare queste parole perfette di Ezra Pound, risalenti al 1911 e oggi raccolte in “Dal naufragio di Europa. Scritti scelti 1909-65” (Neri Pozza). Ma artista non sono, o non abbastanza, e mi tocca. Mi tocca commentare che Pound vota Trump. Robert De Niro e Roger Waters, due dei massimi artisti del Ventesimo secolo, giungono al Ventunesimo artisticamente postumi e non avendo letto Ezra si autoseppelliscono definitivamente commentando, commentando, commentando, insomma facendo campagna per la signora Clinton usando dichiarazioni e (alla maniera di parrucchiere e serve) intercettazioni del suo avversario. Niente più arte in loro, nessun dettaglio luminoso, solo oscuri inviti alla censura. Nemmeno Bruce Springsteen, artista minore che però parve epocale, si trattiene: “Lo trovo spaventoso, terribile per la nostra democrazia anche se non vince”. Nemmeno lui riesce più a trovare il dettaglio luminoso. Nel 1984, quando cantava “Born in the U.S.A.” contro la guerra del Vietnam, lo avrebbe trovato: un presidente isolazionista non manda nessuno a morire nella giungla.

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