Perché Pizzarotti è in torto

Pizzarotti ha sempre torto, lo si sappia. Anche quando non si direbbe, anche per questa epidemia di legionella (due morti, una ragazza in rianimazione, più di trenta ammalati di varia gravità) che sta colpendo la fatiscente Parma manco fosse la Napoli dell’epoca del colera.
Perché Pizzarotti è in torto

Federico Pizzarotti (foto LaPresse)

Pizzarotti ha sempre torto, lo si sappia. Anche quando non si direbbe, anche per questa epidemia di legionella (due morti, una ragazza in rianimazione, più di trenta ammalati di varia gravità) che sta colpendo la fatiscente Parma manco fosse la Napoli dell’epoca del colera. Perché magari hanno ragione i consiglieri di minoranza, che lo accusano di inerzia e sottovalutazione del problema. O forse invece i consiglieri di minoranza sbagliano, non è vero che la permanente, incessante, spossante polemica con Grillo ha distratto l’ambiziosissimo ex grillino dalla lotta al pernicioso batterio, ma Pizzarotti anche in questo caso si dimostrerebbe irragionevole e quindi nel torto: perché fare di tutto per ricandidarsi se il mestiere del sindaco è talmente gramo che ti vengono rinfacciati perfino i ristagni d’acqua nelle tubature? Secondo Kurt Vonnegut, lo scrittore americano, “solo gli scoppiati vogliono candidarsi alla presidenza. Era così già alle superiori. Solo gli alunni più palesemente disturbati si proponevano per fare i rappresentanti di classe”. Pizzarotti per giunta si ripropone. Solo persone di dimostrato equilibrio dovrebbero potersi candidare alla carica di sindaco: e nessuno che voglia candidarsi o, peggio, ricandidarsi alla carica di sindaco dimostra equilibrio.

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