Quello del pastore più che un lavoro è una vocazione

Gli insegnanti di religione insieme al Vangelo facciano leggere “Storie di pascolo vagante” di Marzia Verona (Laterza). Perché nella Bibbia ci si riferisce continuamente ai pastori e alle pecore e oggi i ragazzi non sanno di che si parla.
Quello del pastore più che un lavoro è una vocazione

Gino Franci, "Le pastore"

Gli insegnanti di religione insieme al Vangelo facciano leggere “Storie di pascolo vagante” di Marzia Verona (Laterza). Perché nella Bibbia ci si riferisce continuamente ai pastori e alle pecore e oggi i ragazzi non sanno di che si parla. La piemontese Marzia Verona ha studiato la pastorizia, poi l’ha praticata e adesso la racconta. Quello del pastore più che un lavoro è una vocazione: tanta fatica e poco guadagno e mai un giorno di vacanza. Il pastore deve difendere le sue pecore dai lupi, dalle malattie, dai fiumi, dalla neve, come pure dai sindaci, dagli automobilisti e dagli animalisti che sono infastiditi dalla pastorizia e, non capendone il valore culturale e morale, vorrebbero sopprimerla. Il pastore significa accudimento e le pecore significano vulnerabilità mentre il pastore più le pecore significano interdipendenza, umiltà di un legame necessario. La pastorizia ha molto a che fare col cristianesimo, con le sue metafore e con il suo metodo, ovviamente con il suo presepe, e chi non legge questo libro rischia di non accorgersene, e di non commuoversi davanti a un gregge.

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