Perché non riesco più a entrare nelle chiese sconsacrate

La sensibilità è il genio di ognuno, scrive Baudelaire, e io ringrazio il Cielo di essere ipersensibile in materia di religione (così da potermi credere ipergeniale, fra l'altro).
Perché non riesco più a entrare nelle chiese sconsacrate

(foto LaPresse)

La sensibilità è il genio di ognuno, scrive Baudelaire, e io ringrazio il Cielo di essere ipersensibile in materia di religione (così da potermi credere ipergeniale, fra l'altro). Col tempo questa mia facoltà si accresce, e me ne accorgo perché mi risulta sempre più difficile entrare nelle chiese sconsacrate. Ieri sera cantava a Parma uno dei migliori cantautori del momento, Iosonouncane. Dove? All'ex oratorio di Santa Maria della Pace, e quindi niente. Il mese scorso un'amica che ci lavora mi ha invitato a visitare lo Csac, lo sterminato archivio dell'arte e della comunicazione. Dove? Nell'ex certosa di Paradigna, e quindi niente. Oggi apre a Pisa la mostra di Ugo Nespolo. Dove? Nell'ex chiesa di Santa Maria della Spina, capolavoro del gotico, e quindi niente, ci mancherebbe. Non è solo una catena di profanazioni, è un'evidente (almeno per me) dimostrazione che la cultura è un parassita del culto, che le mostre sono un inerte surrogato delle messe, che gli operatori culturali sono larve di mosche dentro la carne di Dio.

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