Che io possa scrivere un libro ed essere una faccia di bronzo

Che io riesca a trovare un editore capace di trasformare un mio articolo un po’ lungo in qualcosa di vendibile come libro. Che in questo testo io possa frivolmente affrontare un tema drammatico, cruciale, poniamo l’immigrazione, e gigioneggiare dall’inizio alla fine, e non venire mai al dunque.

Che io riesca a trovare un editore capace di trasformare un mio articolo un po’ lungo in qualcosa di vendibile come libro. Che in questo testo io possa frivolmente affrontare un tema drammatico, cruciale, poniamo l’immigrazione, e gigioneggiare dall’inizio alla fine, e non venire mai al dunque. Che io possa utilizzare un vocabolario televisivo, pigro, talmente televisivo e talmente pigro da contenere la parola “migranti”, e continuare a passare per raffinato intellettuale. Che io possa denigrare, insultare la maggioranza dei miei connazionali, accanendomi in particolare contro i più poveri e i più infelici, e anziché venire linciato guadagnare il ruolo di testimone del mio tempo. Che io, almeno per lo spazio di un libro, possa avere la fortuna, la fatuità, la faccia di bronzo di Emmanuel Carrère (“A Calais”, Adelphi).

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