Quasi quasi mi vaccino

Quasi quasi mi faccio un vaccino. L’ho pensato a Perugia, avevo un’ora di tempo e con la mia amica dottoressa stavo parlando di vaccini, delle polemiche sui vaccini, del fatto che gli italiani dimostrino la loro voglia di estinguersi.
Quasi quasi mi vaccino

Quasi quasi mi faccio un vaccino. L’ho pensato a Perugia, avevo un’ora di tempo e con la mia amica dottoressa stavo parlando di vaccini, delle polemiche sui vaccini, del fatto che gli italiani dimostrino la loro voglia di estinguersi non solo omaggiando il Grande Maltusiano Pannella ma pure mostrando una crescente ostilità verso le vaccinazioni. Ciò che resta del nostro popolo è passato dalla religione alla superstizione e pertanto si affida all’omeopatia e diffida dei vaccini.

 

E perché tanti medici non si vaccinano contro l’influenza? Perché sono ignoranti e non credono nella scienza, mi risponde, e non ci trovo niente di strano: tanti preti, vescovi e cardinali non credono in Dio, tanti cuochi non mangiano e conosco dei produttori di vino astemi. Ho voluto dare l’esempio: che vaccino mi puoi fare oggi? Aveva in frigo il Prevenar 13, mi ha detto che mi avrebbe evitato di morire di polmonite, o almeno non di polmonite causata da pneumococco. Io trovo giusto morire però di polmonite facilmente si muore in ospedale e morire in ospedale non mi sembra dignitoso (bisognerebbe morire in casa, patriarcalmente, o dove capita, eroicamente). Quindi ho denudato il deltoide.

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