Per le strade di Roma leggendo Ceronetti

All’inizio lo leggevo per bisogno di condivisione. Poi per abbeverarmi a una fonte di stile. Quindi per dovere di confutazione. Oggi leggo “Per le strade della Vergine”.
Per le strade di Roma leggendo Ceronetti
All’inizio leggevo Ceronetti per bisogno di condivisione. Poi per abbeverarmi a una fonte di stile. Quindi per dovere di confutazione. Oggi leggo “Per le strade della Vergine” per vedere fino a che punto, beninteso se protetti dall’anagrafe, da Adelphi e da una scrittura incomprensibile ai più, ancora ci si possa spingere. “Zingari tutti falsi, uomini, donne, bambini”. “Tutta la stazione Termini è occupata da queste bande, e anche gli autobus che partono o transitano di là. Rapacità pura, gli è negato il capire…”. “Roma invasa dalle malefiche zingare slave coi loro grappoli di ladruncoli partoriti o rapiti. Sono dappertutto come una nube di insetti bramosi di piantarti il loro pungiglione avvelenato”. E questo per gli zingari. Ce n’è quasi altrettanto per i romani, per gli uomini che praticano la corsa, per le femministe, per le donne che prendono il sole mezze nude, per i tifosi, per gli immigrati tutti (“L’umanità che incontro nelle stazioni mi fa orrore. Puttane a mucchi di tutte le Afriche si spostano come navette, magrebini con facce guaste e inespressive”) e infine, com’è giusto, per il popolo sovrano: “Si dice il responso delle urne. Come se un popolo di cretini potesse fornire oracoli”.

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