Controlli al Brennero, ricordiamoci della storia

“L’Austria rappresentò un servizio all’umanità” scrisse il conte Cergoly in un suo romanzo nostalgico, asburgico e bellissimo, “Il complesso dell’Imperatore”. Oggi il passato ridiventa presente e il paese, che preferiva espandersi con matrimoni anziché con guerre, ristabilisce i confini che Vittorio Emanuele III violò nel 1915, che Hitler calpestò nel 1938, che Schengen minò nel 1985.
Controlli al Brennero, ricordiamoci della storia

Forze di polizia schierate al Brennero (foto LaPresse)

“L’Austria rappresentò un servizio all’umanità” scrisse il conte Cergoly in un suo romanzo nostalgico, asburgico e bellissimo, “Il complesso dell’Imperatore”. Oggi il passato ridiventa presente e l’Austria, che preferiva espandersi con matrimoni anziché con guerre, e il cui benevolo impero fu rimpianto perfino dall’interventista Prezzolini, ristabilisce i confini che Vittorio Emanuele III violò (a tradimento) nel 1915, che Hitler calpestò nel 1938, che Schengen minò nel 1985.

 

Di nuovo la patria di Mozart e del valzer, di Schubert e di Klimt, dei krapfen e della Sachertorte, rappresenta un servizio: i controlli al Brennero ricordano all’Europa in generale e all’Italia in particolare che non esiste solo l’economia, esiste anche la storia. Gli italiani che pretendono il valico spalancato danno paradossalmente ragione all’austriaco Metternich che considerava l’Italia una mera espressione geografica, mentre gli austriaci che alzano reti anti-invasori paradossalmente ci esortano a riascoltare Mameli: “Giuriamo far libero / il suolo natìo…”. Sia lodata l’Aquila Nera.

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