Una futura koiné letteraria che superi le divergenze

Cosa fare quando di un libro scritto benissimo non si condivide nulla? Elogiare la dedica. “La prima verità” di Simona Vinci è romanzo immigrazionista e neobasagliano.
Cosa fare quando di un libro scritto benissimo non si condivide nulla? Elogiare la dedica. “La prima verità” di Simona Vinci è romanzo immigrazionista e neobasagliano e io che da uomo assennato sono per la riapertura dei manicomi e la posa dei reticolati alle frontiere saggiamente mi limito ad apprezzare il bellissimo, emilianissimo invito, vergato sul frontespizio con pennarello nero, a passare da Budrio “per assaggiare il ragù ben badato che mi insegnò una signora di nome Luciana”. Non so se lo farò, non vorrei trovarmi in mezzo a stranieri e matti (sebbene non del tutto stranieri e non del tutto matti, se davvero anche a loro piace il ragù alla bolognese). Prego tuttavia per la nascita o rinascita di una koiné letteraria in cui lo stile superi le più accese divergenze, quella cosa che nel 1941 garantì al resistente Paulhan il soccorso del collaborazionista Drieu La Rochelle e, quattro anni dopo, al collaborazionista Drieu La Rochelle il soccorso del patriottico Malraux. (Attenzione, non mi sto candidando a rifare Drieu, io mi candido a rifare Malraux: per il ruolo di collaborazionista-dandy Simona è perfetta).

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