L'arte, Pistoletto e quella Mela Reintegrata che mi fa orrore

“L’arte insegna alla gente a non essere sottomessa” dice Michelangelo Pistoletto. Farò finta di prenderlo sul serio e mi esprimerò liberamente circa la sua Mela Reintegrata, da pochi giorni e forse per sempre nel piazzale della stazione di Milano.
L'arte, Pistoletto e quella Mela Reintegrata che mi fa orrore

“L’arte insegna alla gente a non essere sottomessa” dice Michelangelo Pistoletto. Farò finta di prenderlo sul serio e mi esprimerò liberamente circa la sua Mela Reintegrata, da pochi giorni e forse per sempre nel piazzale della stazione di Milano: mi fa orrore. La trovo perfino più inguardabile della sua antica Venere degli stracci, fatua dissacrazione. Mezzo secolo dopo Pistoletto prova a rigirare la frittata, riscoprendo la pars construens, ma il gusto estetico è quello che è, i mezzi intellettuali sono quelli che sono, ed ecco pertanto una megamela piena di graffe come la testa del mostro di Frankenstein. Con questo grossolano sculturone (otto metri di altezza, undici tonnellate di peso) il vecchio artista biellese ambisce (tenetevi forte) a chiudere la parentesi della Caduta per condurci tutti quanti nel Terzo Paradiso. Ma siccome nemmeno la mistica è il suo forte la butta subito in politica, pretendendo che l’opera abbia ripercussioni sociali e amministrative. Insomma più che arte è propaganda e questo spiega come mai sia brutta come una statua di Kim Jong-un. Che un verme gigantesco se la mangi e poi, dopo aver finito, si mangi pure Pistoletto.

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