Bruxelles, capitale delle scimmie

La notte dopo gli attentati ho preso le gocce di melissa per calmare il cervello e quelle di biancospino per calmare il cuore e a letto ho riaperto “La capitale delle scimmie” di Baudelaire.

La notte dopo gli attentati ho preso le gocce di melissa per calmare il cervello e quelle di biancospino per calmare il cuore e a letto ho riaperto “La capitale delle scimmie” di Baudelaire. Poeta morto e tuttavia più informato, riguardo l’essenziale, di qualsiasi giornalista vivo. Per Charles il Belgio era il paese europeo che meglio incarnava la modernità e quindi la moderna idiozia: la capitale delle scimmie era appunto Bruxelles, così chiamata per il conformismo, il gregarismo, la tendenza dei suoi abitanti a imitare senza ragionare. Ci volevano degli scemi per pensare che riempirsi di coranisti e di moschee non avrebbe avuto conseguenze. Che il sorpasso (ormai avvenuto) dei figli della Sura della Conversione (“Uccidete gli idolatri dovunque li troviate”) sui figli del Vangelo di Matteo (“Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”) sarebbe stato solo un fatto statistico. “Il carattere belga non è ben definito. Fluttua tra il mollusco e la scimmia”. Allora come oggi il Belgio si trova all’avanguardia ed è uno spreco di tempo condannare, fremere, discutere, auspicare, siccome allora come oggi “la stupidità di questo popolo somiglia alla stupidità di tutti i popoli”. Di tutti i popoli europei.

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