Che io sia seppellito tutto intero

“Mi preoccupavano i costi del trasporto della salma a Orvieto. Un pomeriggio, all’ora del tè, elogiai con entusiasmo i moderni sistemi di cremazione, la riservatezza delle cerimonie funebri, la praticità di un’urna contenente i resti, la magia e l’originalità della dispersione delle ceneri. A sentì
“Mi preoccupavano i costi del trasporto della salma a Orvieto. Un pomeriggio, all’ora del tè, elogiai con entusiasmo i moderni sistemi di cremazione, la riservatezza delle cerimonie funebri, la praticità di un’urna contenente i resti, la magia e l’originalità della dispersione delle ceneri. A sentì ’ste fregnacce, Raffaella si arrabbiò fino al parossismo, le gote infiammate da un terribile risentimento. Lei non ci pensava proprio a farsi bruciare in un forno crematorio. Voleva essere seppellita tutta intera”. L’ultimo romanzo di Rosa Matteucci, “Costellazione familiare” (Adelphi), riaccende la speranza che l’italiano letterario abbia un futuro e andrebbe gustato anche solo per la tessitura della lingua. Ma ha un contenuto importante, la malattia terminale della madre ricoverata lontana da casa, ad Aurisina, sul Carso. E’ più economico spostare un’urna anziché una bara, ovunque la poca gioventù residua ritiene i costi di vecchiaia e morte insopportabili e questo significa molto semplicemente la fine della pietà. Se alla convenienza aggiungiamo il passaggio delle masse dal cristianesimo al panteismo, e l’alibi intellettuale del nichilismo colto (Umberto Eco con i suoi funerali si è dimostrato cattivo maestro pure da morto), ecco che la cremazione diventerà presto maggioritaria e chi si ostinerà a scegliere l’inumazione verrà maledetto come retrogrado, egoista, antiecologico sperperatore di legna e terra. Che io sia seppellito tutto intero.

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