Dizionario della nostra stupidità

Che i poundiani leggano “Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità” di Giuseppe Culicchia (Einaudi). Sotto la superficie qualunquista, appunto luogocomunista, si nasconde, giustamente cifrato perché la libertà di espressione è completa solo per chi non ha nulla da esprimere

Che i poundiani leggano “Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità” di Giuseppe Culicchia (Einaudi). Sotto la superficie qualunquista, appunto luogocomunista, si nasconde, giustamente cifrato perché la libertà di espressione è completa solo per chi non ha nulla da esprimere, un sentimento poundiano nel senso del Pound economista. Si leggano ad esempio le voci Last Minute e Pensioni. Mai vorrei creare problemi a Culicchia, un raro scrittore morale, non cinico, non al servizio del disordine, e come me odiatore dell'aria condizionata negli alberghi, quindi non virgoletto, non estrapolo, non facilito il lavoro dei censori. Mi limito a ricordare che le voci più impressionanti del suo serissimo dizionarietto travestito da libro faceto sono, oltre a quelle succitate, America, Bayreuth, Ebrei, Legittimi, Uomo forte, e che i suoi eroi si chiamano Hamsun, Jünger, Rommel, Wagner. Forse ho già detto troppo.

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