Requie per Piero Buscaroli

Requie, finalmente requie per Piero Buscaroli che dall’Otto Settembre non ebbe pace, odiando il nemico, ossia il nemico della patria, fino all’ultimo giorno di vita.

Requie, finalmente requie per Piero Buscaroli che dall’Otto Settembre non ebbe pace, odiando il nemico, ossia il nemico della patria, fino all’ultimo giorno di vita. Uomo coltissimo, letterato finissimo, nemicissimo della specializzazione (anche in questo antimoderno) e perciò autore di pagine importanti sia di storia della nazione che di storia della musica. Appena ho saputo della sua morte sono andato a rileggere i primi capitoli di “Dalla parte dei vinti” (Mondadori), laddove la resistenza appare “una guerra comunista contro gl’italiani”, una collezione di rappresaglie provocate ad arte, con cinismo stalinista, un pretesto per uccidere, quasi sempre a tradimento, “militari in servizio, funzionari, parroci, civili cattolici, proprietari, creditori privati e nemici personali o rivali in amore”. “Non fu guerra civile”, scrive, semplicemente “si era aperta una voragine, l’antifascismo democratico era scomparso nei conventi e i comunisti riempirono il vuoto”. Questa ricostruzione convince anche me che all’epoca sarei stato, immagino, fra i renitenti nascosti nei conventi. Buscaroli avrebbe dovuto perdonare, o almeno avrebbe dovuto dimenticare, si sarebbe risparmiato settant’anni di veleno. Ma ci sono uomini disposti a passare per ossessionati pur di non commettere omissione: impossibile non ammirarli e non pregare per loro.

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