Come va la pittura italiana

Sto ammirando il carrello dei bolliti della Locanda Castelvecchio di Verona quando suona il telefono. E’ un funzionario di banca. Balbettando mi chiede se sono stato proprio io a compiere un certo movimento di denaro. Sì, sono stato io, gli rispondo. Devo chiederle per quale ragione lo ha fatto, bal
Sto ammirando il carrello dei bolliti della Locanda Castelvecchio di Verona quando suona il telefono. E’ un funzionario di banca. Balbettando mi chiede se sono stato proprio io a compiere un certo movimento di denaro. Sì, sono stato io, gli rispondo. Devo chiederle per quale ragione lo ha fatto, balbetta il tizio. Come? Un po’ il rumore del ristorante, un po’ il balbettio, non sono sicuro di aver capito bene. Lei ha compiuto un movimento anomalo, insiste stavolta senza incespicare, e io le devo chiedere il motivo del movimento. Però può rispondere come vuole, mi concede. Io non ricordo nulla, ci ho già dato dentro col Lambrusco di Aneri, inoltre è passato qualche giorno da quel movimento anomalo e di cose anomale ne faccio tante. Glielo dico, chiudo la conversazione un po’ turbato e però fiero di non essermi piegato a tentare giustificazioni che avrebbero leso la mia dignità, e prendo un appunto sull’iPad: quando mi chiedono come va la pittura italiana rispondere che va come sarebbe andata nel Cinquecento se Francesco del Giocondo non fosse stato libero di versare a Leonardo l’anticipo per il ritratto della moglie Lisa Gherardini, se avesse temuto un passaggio di informazioni dal suo banchiere al fisco fiorentino.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi