Contro il vino a tavola: o mangi o bevi

Sia lodato Gualtiero Marchesi. Il massimo cuoco italiano di sempre ha detto, con la libertà di espressione propria dei grandi, che il vino gli fa schifo e che nei suoi ristoranti lo ha sempre boicottato. Io, che dedico alla critica gastronomica un montaliano cinque per cento della mia vita, lo sapev

Sia lodato Gualtiero Marchesi. Il massimo cuoco italiano di sempre ha detto, con la libertà di espressione propria dei grandi, che il vino gli fa schifo e che nei suoi ristoranti lo ha sempre boicottato. Io, che dedico alla critica gastronomica un montaliano cinque per cento della mia vita, lo sapevo, mentre chi fa della critica gastronomica il proprio unico mestiere lo ha scoperto solo ora e ha gridato allo scandalo, accusandolo in buona sostanza di essere un vecchio rincoglionito. Marchesi ha semplicemente detto una verità complessa che non riguarda soltanto lui. Basta guardare i nuovi cuochi, i cuochi televisivi: essere magri e beoni è al limite dell'impossibile, io ne so qualcosa, e loro a parte Cannavacciuolo sono tutti asciutti. Marchesi ha sempre ragione, o mangi o bevi, i grandi vini distolgono l'attenzione dai grandi piatti, e come non puoi servire al contempo Dio e Mammona non puoi onorare nello stesso pranzo Cracco e Bacco. Tutti quei vinoni costosoni e alcoliconi, i Baroli e i Brunelli e i Bordeaux che i sommelier dei ristoranti Michelin spingono a stappare, con l'eterea alta cucina contemporanea c'entrano come i cavoli a merenda, però non bisogna dirlo altrimenti i cuoconi, oppressi da cantine pesantissime, falliscono. Come tanta arte, tanta cucina contemporanea è minimalista e spiritualista, un filo buddista, tendenzialmente atea e quindi tendenzialmente astemia: sia lodato Marchesi per averlo esplicitato.

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