Quella orrenda bischerata di Jeff Koons a Firenze

Quando suoneremo le nostre campane? Mi scrivo con lo storico Niccolò Capponi, discendente del Piero che resistette a Carlo VIII, per continuare la resistenza a Jeff Koons, artista americano che a Firenze ha esposto una statua venuta particolarmente male e che ancora non si riesce a rispedire al mitt
Quando suoneremo le nostre campane? Mi scrivo con lo storico Niccolò Capponi, discendente del Piero che resistette a Carlo VIII, per continuare la resistenza a Jeff Koons, artista americano che a Firenze ha esposto una statua venuta particolarmente male e che ancora non si riesce a rispedire al mittente: è stata appena tolta da piazza della Signoria (buona notizia) e portata in deposito comunale (cattiva notizia). Che non sia una ritirata strategica, il prodromo a una nuova collocazione sbagliata. Perché nessuna collocazione fiorentina può essere giusta per la “spregevole scultura”, come definisce Capponi il “Pluto e Proserpina” di stagnola dorata: “Nel deserto culturale in cui ci troviamo basta che arrivi il primo bischero con un minimo di nome e tutti s’inchinano a baciargli le terga. Sperando così di apparire culturalmente rilevanti e illudersi di essere nel solco del Rinascimento”. Non è il momento di suonare le campane a raccolta ma nemmeno di suonarle a festa, questo lo si potrà fare solo quando la luccicante bischerata sarà tornata negli Usa. Forse all’ingresso di un casinò di Las Vegas non stonerebbe troppo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi