Contro le file al botteghino per vedere "Quo vado?"

Se c’è la fila non ci sono io. Che non sembri un atteggiamento snobistico: le file mi fanno venire in mente i campi di concentramento, le mense della Caritas, le code per il pane, le bestie al mattatoio, non posso farci niente, le file mi mettono angoscia, altro che ridere. Poi questo continuo parla

Se c’è la fila non ci sono io. Che non sembri un atteggiamento snobistico: le file mi fanno venire in mente i campi di concentramento, le mense della Caritas, le code per il pane, le bestie al mattatoio, non posso farci niente, le file mi mettono angoscia, altro che ridere. Poi questo continuo parlare di soldi, l’insopportabile enfasi sui numeri: sembra che gli spettatori esistano per consentire a “Quo vado?” di battere i record di incassi, non che “Quo vado?” esista per consentire agli spettatori di divertirsi. Inoltre Luca Medici è troppo bravo e quel troppo svela che la sua è la bravura disumana del professionista: non mi sembra un talento naturale, mi sembra un autore che calcola pure le virgole. Quando lo guardo sento il tic-tac del meccanismo. Infine Checco Zalone ha la colpa di alimentare l’idea già eccessivamente diffusa che i cafoni sono gli altri. Ma se i cafoni sono tantissimi, e gli spettatori di Checco sono tantissimi, dove volete che siano i cafoni? In fila al cinema.

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